Allergie alimentari: i cibi colpevoli della maggior parte delle reazioni

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L’allergia alimentare è una condizione con un impatto sociale ed economico significativo e un argomento di intensa preoccupazione sia per gli scienziati che per i medici. In tutto il mondo, oltre 220 milioni di persone soffrono di una qualche forma di allergia alimentare, ma il numero riportato è solo la punta dell’iceberg.

Gli ultimi anni hanno portato nuove prospettive nella diagnosi dell’allergia alimentare.

Chiarire i meccanismi immunologici incriminati, insieme al disegno del fenotipo clinico delle reazioni di ipersensibilità alimentare, garantisce una diagnosi accurata dell’allergia alimentare.

Inoltre, la diagnosi allergica a base molecolare, che viene sempre più utilizzata nelle cure di routine, è un trampolino di lancio per una migliore gestione dei pazienti allergici alimentari.

Negli Stati Uniti d’America, dal 4 al 6% dei bambini e il 4% degli adulti soffre di allergia alimentare, rappresentando circa 15 milioni di persone.

Secondo le stime dell’Accademia europea di allergologia e immunologia clinica, la prevalenza dell’allergia alimentare è raddoppiata negli ultimi dieci anni e in Europa il numero di persone che soffrono di allergie alimentari supera attualmente i 17 milioni.

Inoltre, un numero crescente di gravi reazioni potenzialmente letali nei bambini è stato collegato alle allergie alimentari.

Il termine generico “reazioni di ipersensibilità alimentare” comprende “qualsiasi reazione avversa al cibo“.

L’allergia alimentare si riferisce al sottogruppo di reazioni innescate da allergeni alimentari in cui sono coinvolti meccanismi immunologici, IgE mediato, non mediato da IgE o misto IgE e non mediato da IgE.

Le reazioni di ipersensibilità alimentare non allergiche, note in passato come “intolleranza alimentare“, hanno invece diversa eziologia, presentazione clinica e approccio rispetto alle reazioni immuno mediate.

L’allergia alimentare mediata da IgE si presenta più spesso con sintomi immediati, con insorgenza entro due ore dall’ingestione del cibo colpevole.

L’insorgenza immediata di segni e sintomi orofaringei o cutanei rende più probabile la diagnosi di allergia alimentare.

L’età è un altro fattore indicativo di un’ipersensibilità mediata da IgE al cibo. Pertanto, una reazione sistemica che si verifica in un bambino dopo l’esposizione a un allergene alimentare è altamente suggestiva di una malattia mediata da IgE.

Al fine di migliorare l’accuratezza della diagnosi di una reazione allergica al cibo, il clinico dovrebbe considerare il cibo che suscita costantemente reazioni allergiche.

Otto tipi di alimenti causano circa il 90% delle allergie alimentari:

  • latte
  • uova
  • pesce
  • crostacei
  • noci
  • arachidi
  • grano
  • soia

Tuttavia, qualsiasi cibo può innescare una reazione allergica.

La quantità ingerita, la preparazione del cibo sospetto, la frequenza dei sintomi associati all’ingestione sono aspetti storici rilevanti, che devono essere presi in considerazione dal clinico.

Il cibo tollerato in numerose occasioni precedenti ha meno probabilità di essere incriminato.

La revisione delle etichette degli alimenti potrebbe essere utile quando si considerano allergeni nascosti o non identificati negli alimenti trasformati.

La revisione della storia potrebbe anche rivelare l’esistenza di co-fattori, come l’esercizio fisico, il consumo di alcol o droghe.

Anche se raramente servono come diagnostica da soli, i diari alimentari possono essere utili per identificare cibo contenente ingredienti nascosti, cibo che è stato trascurato dal paziente o modelli di reazioni (esistenza di co-fattori). I diari alimentari sono registrazioni scritte di tutto ciò che viene ingerito da un paziente, inclusi condimenti, alcol e caramelle.

L’esame fisico può rivelare segni di una reazione acuta immediata o risultati cronici compatibili con le reazioni atopiche (asma, rinite allergica, dermatite atopica). Tuttavia, l’esame fisico non è di per sé rilevante nella diagnosi di allergia alimentare.

La storia clinica e l’esame mancano di specificità e sensibilità sufficienti per stabilire la diagnosi di allergia alimentare.

Le indagini in vivo (test cutanei) e in vitro sulla sensibilizzazione sono strumenti aggiuntivi essenziali per valutare i pazienti con una suggestiva storia clinica di allergia alimentare e rappresentano la seconda linea di approccio di questi pazienti.

Le diete di eliminazione sono utilizzate nella gestione dei pazienti affetti da allergie alimentari, nonché una parte della valutazione per l’allergia alimentare, e si riferiscono alla prevenzione del cibo incriminato. Pertanto, le diete di eliminazione si rivolgono a diversi aspetti nella pratica clinica:

  • rimuovere uno o più alimenti sospetti dalla dieta di un paziente è talvolta utile per determinare se stanno causando o esacerbando una condizione;
  • prescrivere una “dieta oligo-antigenica” in cui il cibo comunemente coinvolto in disturbi allergici viene rimosso temporaneamente dalla dieta può essere utile nella valutazione di pazienti con condizioni croniche, come dermatite atopica o orticaria cronica, in cui si sospetta allergia alimentare, ma nessun alimento specifico può essere incriminato;
  • le “diete elementali” (la dieta elementare è una dieta liquida utilizzata prevalentemente per aiutare le persone a riprendersi da determinati problemi di salute), come le formule di idrolizzati o a base di amminoacidi, sono utilizzate da alcuni specialisti allergici nella valutazione di disturbi associati a molteplici sensibilità alimentari, come l’esofagite eosinofila. Tali diete dovrebbero essere prescritte solo con grande cautela, in particolare nei lattanti e nei bambini, per evitare carenze nutrizionali;
  • la rimozione completa del sospetto allergene è raccomandata prima delle prove alimentari, per garantire che il cibo specifico non interferisca con la capacità di apprezzare una reazione.

Sebbene le diete di eliminazione possano essere utilizzate come mezzo aggiunto per diagnosticare l’allergia alimentare, non possono confermare la diagnosi da sole.

L’allergia alimentare è un problema di salute comune, che dimostra un impatto socioeconomico significativo, specialmente nella popolazione pediatrica. Una diagnosi affidabile di allergia alimentare è fondamentale per evitare le diete di esclusione non necessarie e per formulare raccomandazioni dietetiche personalizzate.

Negli ultimi anni sono stati compiuti notevoli progressi nel chiarire l’algoritmo diagnostico nell’allergia alimentare.

La reattività clinica può essere efficacemente prevista in pazienti con una storia rilevante e in cui è documentato un certo livello di sensibilizzazione in vivo e/o in vitro. Tuttavia, in alcuni casi, possono ancora essere richiesti test di provocazione orale per stabilire o escludere la diagnosi di allergia alimentare. La caratterizzazione dei modelli di biologia e reattività incrociata degli allergeni alimentari  ha portato nuove intuizioni nell’approccio del paziente allergico al cibo; ha contribuito ad aumentare l’accuratezza della diagnosi di allergia alimentare e a stabilire modelli di sensibilizzazione con particolari esiti prognostici in arachidi, nocciole, latte e allergia alle uova.

 

 

SITOGRAFIA/BIBLIOGRAFIA

“Panoramica della diagnosi di allergia alimentare”

IRENA MANEA,ELENA AILENEI, DIANA DELEANU

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