Earthing: la terra sotto ai piedi e un’ipotesi intrigante…

La medicina ambientale si concentra sulle interazioni tra la salute umana e l’ambiente, compresi fattori come l’aria e l’acqua compromesse e le sostanze chimiche tossiche, e il modo in cui causano o mediano le malattie.
È un fatto consolidato, anche se non conosciuto dai più, che la superficie della Terra possiede una fornitura illimitata e continuamente rinnovata di elettroni liberi o mobili. La superficie del pianeta è elettricamente conduttiva (tranne in aree ultra-secche limitate come i deserti), e il suo potenziale negativo è mantenuto dal circuito elettrico atmosferico globale.

Alcuni studi suggeriscono che il potenziale negativo della Terra può creare un ambiente bioelettrico interno stabile per il normale funzionamento di tutti i sistemi del corpo.

Inoltre, le oscillazioni dell’ intensità del potenziale della Terra possono essere importanti per impostare gli orologi biologici che regolano i ritmi del corpo diurni, come la secrezione di cortisolo. È anche noto che gli elettroni provenienti da molecole antiossidanti neutralizzino radicali liberi coinvolti nelle risposte immunitarie e infiammatorie del corpo.

Nel corso della storia, gli esseri umani per lo più camminavano a piedi nudi o con calzature fatte di pelli di animali. Dormivano per terra o sulla pelle.

Attraverso il contatto diretto o attraverso pelli di animali inumidite di sudore utilizzate come calzature o stuoie per dormire, gli abbondanti elettroni liberi della Terra entravano nel corpo perché elettricamente conduttivi.

Attraverso questo meccanismo, ogni parte del corpo potrebbe equilibrarsi con il potenziale elettrico della Terra, stabilizzando così l’ambiente elettrico di tutti gli organi, tessuti e cellule.

Lo stile di vita moderno separa sempre di più gli umani dal flusso primordiale degli elettroni della Terra.



Ad esempio, a partire dagli anni ’60, abbiamo sempre più indossato scarpe isolanti in gomma o plastica, al posto della tradizionale pelle.

Ovviamente, non dormiamo più per terra come abbiamo fatto in passato.

Negli ultimi decenni, le malattie croniche, i disturbi immunitari e le malattie infiammatorie sono aumentati drasticamente, e alcuni ricercatori hanno citato fattori ambientali come causa.

Tuttavia, queste idee non hanno mai preso piede nella società tradizionale.

Ma alla fine del secolo scorso, esperimenti avviati in modo indipendente da più studiosi hanno rivelato benefici fisiologici e per la salute con l’uso di cuscinetti conduttivi, stuoie, patch di elettrodi di tipo EKG e TENS, e le piastre collegate all’interno della Terra.

In particolare, Ober, un dirigente televisivo in pensione, ha trovato una somiglianza tra il corpo umano (un organismo bioelettrico che trasmette i segnali) e il cavo utilizzato per trasmettere segnali televisivi. Quando i cavi sono “a terra” sulla Terra, le interferenze vengono praticamente eliminate dal segnale. Inoltre, tutti gli impianti elettrici sono stabilizzati mettendoli a terra.

La messa a terra si riferisce al contatto con gli elettroni di superficie della Terra ottenuto camminando a piedi nudi all’esterno o stando seduti, lavorando o dormendo collegati a sistemi conduttivi, alcuni dei quali brevettati, che trasferiscono l’energia dal suolo al corpo.

Dagli esperimenti di Ober si sono ottenuti risultati positivi sul sonno e sul dolore cronico. Questi risultati hanno indicato che gli effetti della messa a terra vanno però oltre la riduzione del dolore e miglioramenti nel sonno.

Uno studio pilota ha valutato i ritmi diurni nel cortisolo correlati ai cambiamenti nel sonno, nel dolore e nello stress (ansia, depressione e irritabilità),  monitorato in alcuni soggetti.

La messa a terra del corpo durante la notte, durante il sonno, è sembrato influenzare positivamente i livelli di affaticamento mattutino, l’energia diurna, e i livelli di dolore notturno.

Circa il 30 per cento della popolazione adulta americana generale si lamenta di interruzione del sonno, mentre circa il 10 per cento ha associato sintomi di compromissione funzionale diurna coerente con la diagnosi di insonnia. L’insonnia inoltre può concorrere o peggiorare situazioni di depressione maggiore, ansia generalizzata, abuso di sostanze, demenza, problemi fisici. Tutte queste patologie sembrano essere migliorate con la messa a terra.

Il dolore muscolare è una lamentela comune nel mondo fitness e atletico a seguito di eccessiva attività fisica;, esso comporta infiammazione acuta nei muscoli sovraccaricati e si sviluppa in genere in 14-48 ore e persiste per più di 96 ore.

Nessun trattamento noto riduce il periodo di recupero, ma apparentemente il massaggio e l’idroterapia e l’agopuntura possono apportare beneficio.

Alcuni risultati in merito hanno mostrato che la messa a terra del corpo altera i valori della percezione del dolore e nell’attività del sistema immunitario attraverso un calo dei globuli bianchi, evidenziando scarse infiammazioni e, per la prima volta, un tempo di recupero più breve.

Un altro studio ha portato all’ipotesi che la messa a terra possa anche migliorare la variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e la funzionalità tiroidea.

Finora, il significato fisiologico e i possibili effetti sulla salute dello stabilizzare l’ambiente elettrico interno di un organismo non sono stati un argomento significativo di ricerca.

Alcuni aspetti di questo, tuttavia, sono relativamente evidenti.

In assenza di contatto con la Terra, la distribuzione della carica interna del corpo non sarà uniforme, ma sarà invece soggetta a una varietà di perturbazioni elettriche nell’ambiente.

Di conseguenza, possiamo  prevedere che tali differenziali di carica influenzeranno in qualche modo i processi biochimici e fisiologici dell’organismo.

Dalla fine del XX secolo, le malattie degenerative croniche hanno superato le malattie infettive come principali cause di morte, quindi un aumento della longevità umana dipenderà dalla ricerca di un intervento che inibisca lo sviluppo di queste malattie e rallenti il loro progresso.

Un tale intervento potrebbe essere posizionato proprio sotto i nostri piedi?

La ricerca terrestre, le osservazioni e le relative teorie sollevano una possibilità intrigante sugli elettroni di superficie della Terra come risorsa sanitaria non sfruttata, la Terra come ” trattamento globale”.
Diverse prove hanno dimostrato infatti che il contatto con la Terra può essere una strategia ambientale semplice, naturale e allo stesso tempo profondamente efficace contro lo stress cronico, l’infiammazione, il dolore, la mancanza di sonno e forse anche le malattie cardiovascolari. 

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BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA

“Earthing: Health Implications of Reconnecting the Human Body to the Earth’s Surface Electrons”
Ga´etanChevalier, StephenT.Sinatra, JamesL.Oschman, KarolSokal and PawelSokal

Biologico, Naturale, Organico ed Ecologico

Nella vita di ogni giorno ci troviamo spesso davanti a uno di questi termini che  possono essere riportati ad esempio sui cibi al supermercato o che possiamo trovare sulle etichette di abiti o di taluni oggetti. Altre volte sono riferiti a procedure attuate in agricoltura o nella lavorazione di materiali.

BIOLOGICO

Per quanto riguarda l’ agricoltura biologica l’uso dei pesticidi, antibiotici, diserbanti, insetticidi e anticrittogamici sono banditi e se proprio necessari, sono soggetti a rigorose restrizioni. Inoltre sono vietati gli organismi geneticamente modificati (OGM) I terreni delle coltivazioni biologiche vengono inoltre concimati con compost organici e letame.

Le pratiche di agricoltura biologica hanno molti vantaggi: 

  • riducono l’inquinamento
  • salvaguardano le falde acquifere
  • riducono il consumo dell’acqua
  • riducono l’erosione del suolo
  • aumentano la fertilità del suolo
  • fanno risparmiare energia

L’agricoltura senza pesticidi salvaguarda inoltre gli uccelli, gli animali e le persone che abitano nelle vicinanze delle fattorie o aziende agricole.
Anche l’allevamento degli animali con metodo biologico segue rigide direttive.

Nel bestiame da carne è escluso l’uso di antibiotici e di ormoni della crescita e l’alimentazione degli animali si basa su mangimi non trattati chimicamente.

Carne e latte biologici sono più ricchi di alcuni nutrienti.
I risultati di uno studio europeo del 2016 mostrano che i livelli di alcune sostanze nutritive, come gli acidi grassi omega-3, erano più alti del 50% nella carne e nel latte biologici rispetto alle versioni allevate convenzionalmente.



NATURALE

Un prodotto è naturale quando contiene sostanze di derivazione vegetale, animale e minerale mentre è biologico quando una determinata percentuale del prodotto è costituita da sostanze naturali derivanti da agricoltura biologica e quindi senza OGM, senza concimi, fertilizzanti, mangimi e pesticidi chimici e senza sostanze tossiche, allergizzanti e potenzialmente dannose per la nostra salute e l’ambiente.

Questa è la differenza fondamentale tra i due termini, naturale e biologico.

I prodotti biologici hanno ottenuto una certificazione che attesta che è presente una determinata percentuale di materiale biologico e che ogni fase di produzione e lavorazione rispetta determinati standard qualitativi, inoltre sono imposte regole molto restrittive sull’uso di sostanze chimiche e sono prodotti cruelty free: non sono stati fatti esperimenti o test su animali.

I prodotti certificati naturali hanno invece ottenuto una certificazione da un ente indipendente riconosciuto a livello legislativo, che attesta che il prodotto contiene una certa percentuale (almeno il 10% nel caso di cosmetici) di sostanze naturali pure e che per il resto contiene solo sostanze ottenute tramite la sintesi o trasformazione di sostanze naturali.

Spesso l’industria e il marketing hanno fatto largo uso di etichette e pubblicità fuorvianti che abusano della parola naturale allo scopo di far apparire il prodotto come sano.

ORGANICO

Un prodotto organico è costituito da sostanze organiche e contiene quindi al suo interno ingredienti di origine vegetale o animale.
Le sostanze organiche presentano nella loro struttura molecolare atomi di carbonio e idrogeno e costituiscono tutti gli esseri viventi, animali e vegetali.
Spesso il termine “organico” viene tuttavia utilizzato in maniera impropria nel linguaggio corrente, quando si vuole indicare un prodotto “biologico”.

Questa piccola incorrettezza dipende dal fatto il termine “biologico” in inglese si traduce con “organic”.

ECOLOGICO

Un prodotto ecologico è un prodotto ecosostenibile, mira cioè a preservare la qualità dell’ambiente, ed è anche ecocompatibile, cerca cioè di contenere l’impatto negativo sull’ambiente, a ristabilirne l’equilibrio  e a ridurre il consumo di sostanze chimiche, di acqua e di energia.

La differenza tra prodotto biologico ed ecologico è che nel caso di prodotto biologico siamo sempre a un livello di qualità e controllo maggiore.

Il prodotto biologico è un prodotto ecologico, in quanto per ottenere la certificazione devono essere rispettati elevati standard in tutto il ciclo di vita del prodotto, inoltre nella sua produzione non solo è limitato ma è proprio vietato l’uso sostanze chimiche, tossiche o inquinanti e OGM.

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TRATTO DA: https://www.naturalogico.it/differenza-tra-biologico-naturale-organico-ed-ecologico/

 

Integratori energy boosters : creatina e carnitina a confronto

Cerchiamo di chiarire a cosa servono la carnitina e la creatina e che differenza c’è tra le due sostanze in ambito sportivo e salutistico…

La creatina è stata riconosciuta come il supplemento dietetico-sportivo più efficace in grado di aumentare la forza muscolare e la prestazione anaerobica.

E’ un composto azotato e viene sintetizzata nel corpo umano, nel fegato e nel pancreas, a partire dagli aminoacidi arginina, glicina e metionina.

Circa il 95% è immagazzinata nel muscolo scheletrico.

Le scorte di creatina possono essere reintegrate con la dieta, sintetizzandola a partire dai tre aminoacidi.

Le fonti alimentari sono carne e pesce, tuttavia per ottenerne solo un grammo bisognerebbe consumare questi alimenti in elevata quantità.

Il compito della creatina dopo una sua fosforilazione a fosfocreatina, è quello di cedere il gruppo fosfato all’adenosina difosfato (ADP) formando così l’adenosina trifosfato (ATP), molecola deputata all’accumulo energetico, durante e dopo l’esercizio fisico nel muscolo.

Con l’esaurimento delle scorte di fosfocreatina durante l’esercizio fisico intenso di breve durata, la disponibilità di energia diminuisce per incapacità di sintetizzare l’ATP.

Attraverso l’integrazione di creatina aumenta quindi la disponibilità della sua forma fosforilata cosicchè migliorano la qualità e il volume di lavoro svolto.

La supplementazione di creatina a lungo termine sembra migliorare la qualità complessiva dell’esercizio, portando ad un guadagno in forza e prestazioni tra il 5 e il 15 %.

Sembra inoltre che l’uso appropriato di creatina sia in grado di aumentare la massa corporea di circa 1-2 kg nella prima settimana di carico e con l’esercizio con i pesi una media di 2-3 kg di muscolo durante un periodo di 12 settimane. Tale aumento di peso tuttavia, secondo alcuni, sarebbe causato da ritenzione idrica indotta dalla stessa creatina.



Altri adattamenti a breve termine includono aumento della potenza nel ciclismo, aumento delle prestazioni sportive nello sprint, nel nuoto e nel calcio.

Ci sono varie modalità di assunzione, mediante una dose iniziale detta di carico e poi un periodo di mantenimento oppure tramite l’assunzione costante di 3 g/ die per ottenere a più lungo termine gli stessi risultati.

La carnitina è una metilammina, sintetizzata dall’organismo a livello epatico a partire da amminoacidi essenziali quali lisina e metionina in presenza di vitamine del gruppo B e vitamina C.

Ha ruolo di carrier degli acidi grassi verso l’ambiente mitocondriale, è sede del processo di ossidazione degli stessi ed è deputata alla produzione di energia.

Oltre a una funzione metabolica la carnitina sembra presentare anche un ruolo protettivo nei confronti della cellula muscolare e cardiaca, prevenendo il danno indotto da specie reattive dell’ossigeno (radicali liberi) e molecole con attività ossidante.

Ne esistono due forme, una acetilata e l’altra levogira, metabolizzate entrambe a livello muscolare e utilizzate come fattore di trasporto nell’ossidazione dei grassi a livello mitocondriale a scopo energetico.

La forma acetilata differisce per la sua affinità a superare la barriera ematoencefalica ed espletare quindi una funzione non solo energetica ma anche di miglioramento delle funzioni cognitive, della memoria e della concentrazione nei soggetti anziani.

Negli atleti invece la forma acetilata ha anche la funzione di inibitore di cortisolo e quindi favorisce il recupero del tessuto muscolare nel danno post allenamento.

La carnitina viene oggi impiegata con successo, oltre che nel mondo del fitness, anche nella pratica clinica come coadiuvante nelle terapie per patologie neurodegenerative e cardiovascolari.

Le dosi consigliate vanno da 200 mg a 4 g al giorno ( dose media 1 g al giorno )

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BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA

“Creatine Use in Sports” Jessica Butts, MD, Bret Jacobs, DO, and Matthew Silvis, MD
“L-carnitine Supplementation in Humans. The Effects on Physical Performance” P Cerretelli , C Marconi
  www.fitness360.it

 

 

Influenza: alcuni rimedi della medicina naturale tradizionale

Negli ultimi anni le infezioni virali delle vie respiratorie, in particolare ad opera del virus dell’influenza, hanno avuto un impatto importante sulle comunità di tutto il mondo per l’indisponibilità di un trattamento o di un vaccino efficaci  a causa delle frequenti alterazioni nelle strutture antigeniche  in particolare dei virus a RNA.

Diversi rimedi a base di erbe sono stati utilizzati dalla medicina tradizionale per la prevenzione e il trattamento di malattie respiratorie virali. Vediamone alcuni, più o meno conosciuti:

• Maoto
• ginseng nordamericano
• Echinacea e aglio
• tè di guava
• Bai Shao

MAOTO

La medicina tradizionale a base di erbe, Maoto, è stata tradizionalmente prescritta ai pazienti con influenza in Giappone.
Maoto è uno dei farmaci Kampo (erbe tradizionali giapponesi), composto da 4 erbe medicinali:

1. Ephedrae Herba (stelo di Ephedra sinica Staph),
2. Cinnamomi Cortex (corteccia di Cinnamomum cassia Bluas),
3. Semene Armeniacae (kernel di Prunus armeniaca Linne)
4. Glycyrrhizae Radix (radice di Glycyrrhiza uralensis) 

Maoto è una formulazione multicomponente, originariamente estratta da quattro ingredienti grezzi, come segue: 5 g di erba di efedra, 5 g di nocciolo di albicocca, 4g di corteccia di cannella e 1,5 g di radice di liquerizia.

Attualmente è preparato per l’uso come granuli ( 7.5 g al giorno, ) o polvere ( 6.0 g al giorno, ) come decotto o concentrato e viene somministrata per via orale di solito dopo la dissoluzione in acqua tiepida. Delle quattro piante incluse negli estratti di Maoto, solo Efedra  e Cinnamomo hanno avuto un significativo effetto antivirale.

Gli effetti antivirali del Maoto sono di blocco del processo di uncoating del virus dell’influenza attraverso l’inibizione di V-ATPase, una pompa protoni situata nelle membrane endosomiche e lisosomiche. La medicina Kampo si rivolge ai processi cellulari ospiti e migliora il sistema di difesa contro vari microrganismi, che possono ridurre il rischio di mutazione virale. Inoltre, Maoto può avere un effetto su altri virus che utilizzano endosomi nel processo di infezione, come coronavirus, adenovirus e togavirus.

È interessante notare che il Maoto è stato tradizionalmente utilizzato non solo per l’influenza, ma anche per altre malattie febbrili acute.

GINSENG NORDAMERICANO E COLD-fX (CVT-E002)

Un altro prodotto a base di erbe è chiamato COLD-fX (CVT-E002) ed è un estratto delle radici del ginseng nordamericano ( Quinquefolius di Panax).
COLD-fX  viene commercializzato come rimedio per influenza e raffreddore.

Il raffreddore comune può essere causato da numerosi virus (ad esempio, rinovirus, coronavirus, adenovirus, virus respiratorio sinciziale, virus della parainfluenza), mentre l’influenza è causata dai virus dell’influenza (influenza A, B, C).

L’estratto CVT-E002 è somministrato a dosi di 400 mg orale (due capsule da 200 mg), una volta al giorno, per 4 mesi (durata massima degli studi clinici pubblicati)

Non ci sono studi clinici che comprovino l’efficacia del COLD-fX ma l’assunzione da parte di pazienti anziani immunocompromessi durante una stagione di raffreddore e influenza ha ridotto il rischio relativo e la durata dei sintomi respiratori del 48% e del 55%, rispettivamente.



ECHINACEA E AGLIO

I preparati di Echinacea sono ampiamente utilizzati per la prevenzione e la gestione del raffreddore comune.

I risultati degli esperimenti sono stati incoraggianti e suggeriscono che le radici di Echinacea angustifolia potrebbero essere utilizzate per migliorare la risposta immunitaria al vaccino influenzale. 
Echinacea e aglio sono infatti modulatori immunitari.

Inoltre studi suggeriscono che l’aglio può essere un trattamento terapeutico  per la sindrome simil-influenzale post-vaccino osservata in alcuni pazienti.  Studi in vitro e in vivo hanno dimostrato l’enorme attività antimicrobica, in particolare, antivirale dei composti in entrambe le erbe.

Componenti di aglio ed Echinacea hanno aumentato la produzione di citochine di cellule del sistema immunitario come l’interleuchina e il fattore di necrosi tumorale. Entrambe le erbe hanno migliorato la produzione di anticorpi IgG e IgM specifici per l’antigene.

TE DI GUAVA

Psidium guajava L, popolarmente conosciuto come guava, è un piccolo albero appartenente alla famiglia del mirto (Myrtaceae). Nativi delle aree tropicali dal Messico meridionale al Sud America settentrionale, gli alberi di guava sono stati coltivati da molti altri paesi con climi tropicali e subtropicali, permettendo così la produzione in tutto il mondo.

Tradizionalmente, i preparati delle foglie sono stati utilizzati nella medicina popolare in diversi paesi, principalmente come rimedio anti-diarrea.

Inoltre, il tè di foglie di guava ha aiutato a controllare la crescita dei virus influenzali, compresi i ceppi resistenti all’oseltamivir, attraverso la prevenzione dell’ingresso virale nelle cellule ospiti, probabilmente a causa della presenza di flavonoidi.

Il frutto, ma anche il suo succo, è ricco di vitamine e minerali. In particolare contiene vitamina A, il gruppo B, C ed E, potassio, ferro, fosforo, rame, magnesio, calcio, zinco, manganese. Nella guava sono inoltre presenti acidi grassi polinsaturi (per il controllo del colesterolo ematico) e licopene, antiossidante.

La ricchezza di vitamina A e C lo rende indicato in caso di problematiche a livello polmonare: la vitamina A aiuta a mantenere integre le pareti dei polmoni e la vitamina C protegge dalle infezioni. Inoltre, essendo ricca di vitamina B9 (o acido folico), la guava fluidifica il muco, favorendone l’espettorazione. 

BAI SHAO

La Paeonia lactiflora  non è coltivata solo per i suoi bellissimi fiori, ma anche per le sue radici medicinali. Questa erba si ottiene scavando le radici di una pianta di peonia bianca  di 3-4 anni in estate o in autunno, che viene poi lavata e cotta in acqua tiepida e infine asciugata al sole. Il risultato finale è una radice sbucciata con un aspetto bianco-rosa.

Questa radice salutare è in coltivazione dal 900 a.C., ed è ampiamente coltivata nelle province cinesi dello zhejiang, di Anhui e del Sichuan. È per lo più consumata sotto forma di tisane o incapsulata come integratore.

La radice di Paeonia lactiflora Pall. (Bai Shao)  è stata impiegata in molte ricette per trattare le infezioni virali e malattie del fegato poiché la sintesi sia dell’RNA virale che della proteina virale è stata drasticamente inibita quando le cellule sono state trattate con l’estratto di Bai Shao.

La radice di Paeonia lactiflora ha inoltre effetti antipiretici e antinfiammatori in quanto può migliorare l’anafilassi indotta da IgE.

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BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA

“The Use of Maoto (Ma-Huang-Tang), a Traditional Japanese Kampo Medicine, to Alleviate Flu Symptoms: A Systematic Review and Meta-Analysis” Tetsuhiro Yoshino , Ryutaro Arita , Yuko Horiba , Kenj Watanabe

“Prevention and Treatment of Influenza, Influenza-Like Illness, and Common Cold by Herbal, Complementary, and Natural Therapies”

Haider Abdul-Lateef Mousa, MBChB, MSc

“COLD-fX “Anne Nguyen, PharmD Victoria

“Chinese herbs in treatment of influenza: A randomized, double-blind, placebo-controlled trial”  Lei Wang Rui-Ming Zhang Gui-Ying Liu Yan-Ling Xu Si-Ping ZhengG ang Wang

“A Strategic Call to Utilize Echinacea-garlic in Flu-Cold Seasons” T Abdullah

“Health Effects of Psidium Guajava L. Leaves: An Overview of the Last Decade” 
Elixabet Díaz-de-Cerio , Vito Verardo , Ana María Gómez-Caravaca , Alberto Fernández-Gutiérrez , Antonio Segura-Carretero

“Characterization of the Anti-Influenza Activity of the Chinese Herbal Plant Paeonia Lactiflora” Jin-Yuan Ho , Hui-Wen Chang , Chwan-Fwu Lin , Chien-Jou Liu , Chung-Fan Hsieh , Jim-Tong Horng

Pelle, cambiamenti climatici e antiossidanti

Con il termine cambiamento climatico ci si riferisce al cambiamento globale nei modelli meteorologici che si verificano per lunghi periodi di tempo.

Questi cambiamenti comprendono temperatura, precipitazioni, velocità del vento e copertura nuvolosa. I cambiamenti climatici hanno subito un’accelerazione rapida nell’ultimo mezzo secolo e, mentre l’attenzione internazionale si è concentrata sulle conseguenze ambientali ed economiche, gli effetti sulle malattie umane come il cancro della pelle sono stati inizialmente sottovalutati.

Uno studio recentissimo, pubblicato il 22 gennaio 2020 ci mette in guardia sulle conseguenze dei cambiamenti climatici e in particolare sullo stato di salute della pelle.

La Terra riceve raggi UV dal sole, e la maggior parte viene filtrata dallo strato di ozono.
L’emissione, ad esempio di cloroflourocarburi (CFC) aumenta massicciamente la concentrazione di radicali liberi che porta all’esaurimento dello strato di ozono.

I CFC sono composti a base di carbonio, fluoro e cloro, che sono stati inventati negli anni ’20. Si trovano in solventi, spray aerosol e refrigeranti dei frigoriferi. A causa delle loro lunghe emivite (che durano tra i 50 e i 100 anni), i danni a lungo termine che possono causare all’ozono sono piuttosto estesi.

Durante il processo di invecchiamento cronologico, i radicali liberi si formano naturalmente attraverso il normale metabolismo umano, mentre, nel processo di invecchiamento indotto, sono prodotti da fattori esogeni, come l’esposizione ai raggi UV, il fumo di sigaretta e il consumo di alcol.

Si stima che almeno il 50% dei danni causati dai raggi UV alla pelle sia attribuibile alla formazione di radicali liberi.

I radicali liberi sono molecole altamente reattive con un numero dispari di elettroni generati dall’ossigeno; possono danneggiare varie strutture cellulari, come DNA, proteine e membrane cellulari. Inoltre, possono portare a infiammazione, che sembra svolgere un ruolo aggiuntivo nell’invecchiamento della pelle.

Il corpo possiede meccanismi di difesa endogeni, come enzimi e molecole anti-ossidative che proteggono dai radicali riducendoli e neutralizzandoli.
Alcuni di questi meccanismi di difesa antiossidante possono essere inibiti dalla luce ultravioletta (UV) con conseguente invecchiamento accelerato della pelle.

Ma oltre all’invecchiamento cutaneo, i radicali liberi possono causare o essere concausa di tumori.

Sono progressivamente in aumento, infatti, i melanomi e altri tipi di cancro della pelle, dermatiti fotosensibili, dermatosi infiammatorie, e altre patologie.

Sia i raggi UVA che UVB si sono dimostrati dannosi per l’integrità della pelle.

I tre tipi più comuni di cancro della pelle sono:

  • il carcinoma a cellule basali (BCC),
  • il carcinoma a cellule squamose (SCC)
  • il melanoma maligno (MM)

E l’esposizione alle radiazioni ultraviolette è riconosciuta come un fattore di rischio in tutte e tre le neoplasie.

L’esposizione a raggi UV di individui con pelli chiare, con presenza di nevi e con storia familiare in cui compaiono precedenti di cancro, sono condizioni di rischio per lo sviluppo del melanoma, che è anche il terzo cancro più comune tra i giovani tra i 15 e i 39 anni.

Il melanoma maligno è la forma più grave di cancro della pelle: è responsabile di circa l’80% dei decessi per cancro della pelle.

E’ importante perciò utilizzare prodotti per la cura della pelle che siano di qualità, che apportino nutrimento, che contengano sostanze antiossidanti, lenitive, idratanti al fine di mantenere in buona salute la nostra barriera cutanea. Inoltre bisogna proteggerla sempre utilizzando dei filtri solari.

Ecco alcuni esempi di antiossidanti naturali:

Vitamina E

La vitamina E o tocoferolo è un antiossidante lipidico che è presente nella pelle e si trova in vari alimenti, come verdure, semi e carne.
Negli animali, è stato dimostrato che un’applicazione topica di tocoferolo esercita effetti foto-protettivi riducendo il numero di celle di scottatura solare, riducendo i danni ultravioletti B (UVB), e inibendo la foto-carcinogenesi.
Nell’uomo, la crema a base di tocoferolo al 5%-8% che è stato applicato al viso ha migliorato i segni di foto-aging rispetto al placebo.
Studi più recenti suggeriscono che l’applicazione combinata di vari antiossidanti può aumentare la loro potenza rispetto a un antiossidante da solo, e di conseguenza può fornire una foto-protezione superiore, come è stato dimostrato per la combinazione di vitamine E e C.

Coenzima Q10

Coenzyme Q10 (CoQ10), o ubiquinone, è un antiossidante liposolubile che si trova in tutte le cellule umane come componente della catena respiratoria, così come negli alimenti, ad esempio, pesci e molluschi. Fino al 95% del fabbisogno energetico del corpo sembra essere fornito da CoQ10.
Esistono pochi studi sull’effetto topico di CoQ1, tuttavia, è un antiossidante molto popolare incluso in diversi prodotti cosmetici over-the-counter (OTC). Finora non sono stati segnalati effetti collaterali con l’applicazione topica di CoQ10.

Licopene

Il licopene è un potente antiossidante, un carotenoide che si trova in frutta e verdura rossa, ed è responsabile della loro pigmentazione. I suoi effetti chemio-preventivi contro i tumori foto-indotti sono stati dimostrati in modelli murini. Nonostante pochissimi dati clinici, il licopene è incluso in vari prodotti per la cura della pelle.

Vitamina C

Nell’uomo la vitamina C (acido ascorbico) può essere ottenuta esclusivamente dal cibo, come gli agrumi.
La luce solare e l’inquinamento ambientale possono esaurire la vitamina C presente nell’epidermide quindi è consigliabile una sua integrazione.

La vitamina C esiste prevalentemente nella sua forma ridotta, l’acido ascorbico.
I preparati di vitamina C possono facilmente ossidarsi e divenire così inefficaci e inutili. Per questo motivo la vitamina C e i prodotti in cui è presente devono essere conservati in contenitori ermetici e resistenti alla luce per evitare l’esposizione ai raggi UV o all’aria.

La vitamina C topica come foto-protettore è stata studiata in vitro e in vivo, dimostrando effetti nella prevenzione dei danni solari. E’ in grado di ridurre le scottature solari e diminuire l’eritema di pelli esposte sia all’irradiazione UVA che a quella UVB. L’aggiunta di vitamina C ai prodotti topici “after-sun” ha apportato benefici come l’attività di radical scavenger di specie reattive dell’ossigeno, formatesi in seguito a esposizione ai raggi UV.
Inoltre l’aggiunta di acido ascorbico aumenta la produzione di collagene nei fibroblasti della pelle umana.

Tè verde

Il tè verde è una bevanda molto popolare e un antiossidante, che viene estratto dalla pianta Camellia sinensis.
Ci sono 4 catechine polifenoliche principali, di cui Epigallo-catechina 3-gallate (EGCG) è la più abbondante e biologicamente attiva.
I polifenoli del tè verde (GTP) possiedono non solo attività antiossidante, ma agiscono anche come agenti anti-infiammatori.
L’applicazione topica in vivo dei GTP ha dimostrato di sopprimere la chemiogenesi e la foto-carcinogenesi nei topi, e prevenire danni ossidativi indotti da UV.
Come con la maggior parte degli antiossidanti, non esistono studi clinici controllati e la concentrazione di fenoli nei vari prodotti non è purtroppo standardizzata.

Silimarina

La Silimarina, è un derivato dalla pianta cardo mariano, Silybum marianum, ed è un flavonoide polifenolico naturale ( conosciuto come epatoprotettore in fitoterapia )
La sua componente principale la silibinina, è considerata la più biologicamente attiva con forti proprietà antiossidanti. Gli studi in vivo hanno mostrato effetti foto-protettivi di prodotti contenenti silimarina, se applicati prima, o immediatamente dopo, l’irradiazione UV.

Resveratrolo

Il resveratrolo è un composto antiossidante, che si trova in uva, noci, frutta e vino rosso. Studi hanno dimostrato che, quando applicato a livello topico, il resveratrolo protegge da danni cutanei causati da raggi UVB e inibisce lo stress ossidativo. L’effetto del resveratrolo sulla pelle umana e sul foto-aging rimane comunque da esaminare.

Semi d’uva

Il seme d’uva ( Vitis vinifera ) è ricco di proantocianidine, che appartengono alla famiglia dei flavonoidi.
Le proantocianidine sono potenti antiossidanti con forte attività di scavenger di radicali liberi, sembra ancora più potente rispetto alle vitamine C ed E
È presente nelle formulazioni cosmetiche attuali a fini antiaging e nelle protezioni solari.

Melograno

Estratti di melograno possono essere ottenuti da varie parti del frutto Granatum Punica, come il succo, semi e la buccia. In particolare, i componenti fenolici hanno una potente attività antiossidante. L’applicazione topica dell’estratto di buccia di melograno ha dimostrato di ripristinare le attività di catalisi, perossido e superossido dismutasi in vivo. L’estratto di melograno è disponibile in vari prodotti per la cura della pelle.

Genisteina

La genisteina è un isoflavone derivato dalla soia con la capacità di inibire il danno ossidativo al DNA indotto dai raggi UV.
La genisteina, applicata topicamente o assunta per via orale, può proteggere efficacemente la pelle umana dal foto-danno cutaneo indotto da UVB. È incluso in vari prodotti come idratanti per il viso, creme solari e altre formulazioni per la cura della pelle e anti-invecchiamento.

Picnogenolo

Il picnogenolo è estratto dal pino marittimo francese (Pinus pinaster).
Contiene flavonoidi e composti fenolici, che agiscono come potenti spazzini di radicali liberi. Dopo l’applicazione topica del picnogenolo si sono osservati immunosoppressione e una riduzione della reazione infiammatoria delle scottature nei topi.

Niacinamide

Niacinamide, o nicotinamide, è l’amide biologicamente attivo della vitamina B3. Oltre alla sua attività antiossidante, sono state anche dimostrate proprietà antinfiammatorie, depigmentanti e immunomodulanti. L’uso della niacinamide ha dimostrato di migliorare la consistenza e il tono della pelle e di ridurre le linee sottili, le rughe e l’iper-pigmentazione. La niacinamide topica è ben tollerata e può essere trovata in vari prodotti per la cura della pelle.

L’uso di antiossidanti applicati per via topica sembra promettente; tuttavia, c’è una scarsità di studi clinici su gli esseri umani che esaminino il ruolo degli antiossidanti nella prevenzione o decelerazione dell’invecchiamento della pelle.
La ricerca attuale sembra suggerire che le combinazioni di diversi antiossidanti possano avere effetti sinergici e, quindi, una migliore efficacia, rispetto a un antiossidante utilizzato da solo. Inoltre, alcuni dati suggeriscono che un beneficio cumulativo o additivo possa essere ottenuto utilizzando prodotti antiossidanti orali e topici in combinazione.

Nonostante la mancanza di dati certi, vengono spesi ogni anno ingenti somme per l’acquisto di prodotti antiaging in tutto il mondo, a riprova che la bellezza e la salute della pelle sono una tematica che sta molto a cuore al consumatore.

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BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA

“Impact of climate change on skin cancer”
AK Bharath, RJ Turner

“Antioxidants Used in Skin Care Formulations”
I. Bogdan Allemann, MD; L. Baumann, MD
Cosmetic Medicine and Research Institute, Miller School of Medicine, University of Miami, Miami Beach, FL, USA

Il Coronavirus: tutto quello devi sapere, dalla nascita della malattia al suo trattamento

Corona Virus: tutto quello che c’è da sapere

Il Corona virus al microscopio

Il Corona virus è stato identificato per la prima volta come causa del raffreddore comune nel 1960.

Il Coronavirus è un virus a RNA a filamento singolo che ha una forma sferica o pleomorfica con proiezioni di glicoproteina disposti in circolo a formare come una corona, da cui prende il nome.

Un’importante caratteristica è che i virus a RNA sono in grado di cambiare rapidamente l’ospite, in genere a causa di una mutazione puntiforme.

I Coronavirus sono membri della famiglia Coronaviridae, ordine Nidovirales, che sono tutti virus RNA avvolti in senso positivo. La famiglia Coronaviridae ha due sottofamiglie: Coronavirinae e Torovirinae.

La sottofamiglia Coronavirinae contiene tre generi: Alpha coronavirus, Beta coronavirus e Gamma coronavirus.

L’altra sottofamiglia di Coronaviridae è Torovirinae,  all’interno di questa famiglia c’è il genere Torovirus, agenti portatori di gastroenterite negli animali.

Le principali differenze all’interno delle famiglie Nidovirus sono nel numero, nel tipo e nelle dimensioni delle proteine strutturali.

Queste differenze causano significative alterazioni nella struttura e nella morfologia dei nucleocapsidi e dei virioni. Gli HCoV 229E e NL63 sono coronavirus di gruppo 1, mentre i coronavirus OC43, HKU-1 e SARS sono classificati nel gruppo 2. I coronavirus di gruppo 3 si trovano nelle specie aviarie.

La ricombinazione genetica si verifica facilmente tra membri dello stesso o di diversi gruppi di coronavirus, ciò offre opportunità di una maggiore diversità genetica.

Gli sforzi per identificare il serbatoio animale della SARS hanno portato alla scoperta di diversi coronavirus di pipistrello che sono strettamente correlati filogeneticamente a diversi coronavirus dei mammiferi.

È inoltre interessante notare che recenti studi sull’evoluzione comparativa dei coronavirus animali e umani hanno portato alla conclusione che HCoV 229E e OC43, le cause del raffreddore comune che sono globalmente endemiche negli esseri umani, sono passati da serbatoi animali (pipistrelli e bovini, rispettivamente) agli esseri umani negli ultimi 200 anni, a riprova che tutti i coronavirus continuano ad attraversare le barriere di specie e causare nuove malattie.

immagine: virus al microscopio

Coronavirus animali

I Coronavirus causano una grande varietà di malattie negli animali come maiali, mucche, polli, cani e gatti e perciò sono state fatte molte ricerche significative su questi virus nell’ultima metà del XX secolo.

Per esempio, il virus della gastroenterite trasmissibile (TGEV) e il virus della diarrea epidemica dei porcellini (PEDV) causano una grave gastroenterite nei giovani suini, portando a morbilità significativa, mortalità e, in ultima analisi, perdite economiche.

Il Coronavirus enterico felino (FCoV) provoca un’infezione lieve o asintomatica nei gatti domestici, ma se l’infezione è persistente, la mutazione trasforma il virus in un ceppo altamente virulento di FCoV (Feline Infectious Peritonitis Virus, FIPV), che porta allo sviluppo di una malattia letale chiamata peritonite infettiva felina (FIP). FIP ha forme umide e secche, con somiglianze con una malattia umana, la sarcoidosi.

La Bovine CoV provoca perdite significative nell’industria del bestiame e infetta una varietà di ruminanti, tra cui alci, cervi e cammelli. Oltre a malattie respiratorie, il virus provoca diarrea grave causando perdita di peso, disidratazione, diminuzione della produzione di latte, e depressione negli animali colpiti.

Più recentemente, un nuovo Coronavirus di nome SW1 è stato identificato in una balena Beluga deceduta.

Inoltre, c’è stato un forte interesse nell’identificare nuovi bat CoV, correlati ai pipistrelli, dal momento che questi sono la fonte finale probabile per SARS-CoV e MERS-CoV.

SARS, MERS e altre infezioni da Corona virus nell’uomo

I Coronavirus umani (HCoV) sono patogeni respiratori noti associati a una serie di esiti respiratori. Negli ultimi 14 anni, l’insorgenza di Coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV) e della sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS-CoV) hanno spinto gli HCOV sotto i riflettori della comunità di ricerca a causa della loro elevata patogenicità nell’uomo.

I Coronavirus infatti sono una grande famiglia di virus che possono causare malattie che vanno dal raffreddore comune alla sindrome respiratoria acuta grave (SARS)

1.La sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS)

La MERS  (sindrome respiratoria del Medio Oriente da corona virus o MERS-CoV) è una malattia respiratoria virale causata da un nuovo Coronavirus identificato per la prima volta in Arabia Saudita nel 2012. Questa grave malattia respiratoria è emersa prima in Arabia Saudita e, da allora, si è diffusa in altri paesi. Il virus ha raggiunto gli Stati Uniti, e la più grande epidemia al di fuori della penisola arabica si è verificato in Corea del Sud nel 2015 I sintomi tipici di MERS includono febbre, tosse e mancanza di respiro. La polmonite è comune, ma non sempre presente, mentre sono stati segnalati anche sintomi gastrointestinali, tra cui diarrea. Alcuni casi confermati in laboratorio di infezione da MERS-CoV sono stati asintomatici. Circa il 35% dei pazienti segnalati con infezione da MERS-CoV sono morti.

C’è da dire però che la maggior parte delle persone decedute erano immunocompromessi, affetti da insufficienza renale cronica, insufficienza cardiaca congestizia, diabete o soggetti trapiantati d’ organo (ad esempio, trapianti di rene).

Sebbene la maggior parte dei casi umani di infezioni da MERS-CoV siano stati attribuiti a infezioni da uomo a uomo in contesti sanitari, le attuali evidenze scientifiche suggeriscono che i cammelli e dromedari sono un importante ospite-serbatoio. Tuttavia, il ruolo esatto dei dromedari nella trasmissione del virus e le vie di trasmissione sono sconosciute.

Il virus non sembra passare facilmente da persona a persona a meno che non ci sia stretto contatto, come si verifica ad esempio tra medico e paziente.

Nel novembre 2002, 305 casi di polmonite atipica sono apparsi nel sud della Cina. Nel febbraio 2003, i casi sono stati segnalati a Hong Kong e da lì la malattia si è diffusa in molti altri paesi, principalmente Cina, Hong Kong, Singapore, Vietnam e Toronto in Canada.

2. La Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ricevuto notizie di 4.836 casi, di cui 293 persone sono morte. La maggior parte erano membri della famiglia o personale medico che entravano in stretto contatto con il paziente.

Alcuni dati sulla SARS:

  • Il periodo di incubazione stimato è di due giorni e fino a una settimana.
  • I sintomi della malattia includono febbre, mancanza di respiro e tosse.
  • Il 10% dei pazienti affetti da SARS richiede una respirazione artificiale.
  • Il tasso di mortalità è del 6-7%.

Tra gli esseri umani il virus viene trasmesso da una persona infetta attraverso secrezioni corporee, di solito goccioline espulse da starnuti o tosse.

Dopo circa una settimana, la malattia appare con una febbre che rimane al di sopra dei 38 gradi centigradi. Dolori e disagio spesso accompagnano la febbre, e presto appare una tosse secca. Quindi i sintomi sono simili alla MERS e alla più comune influenza. In una minoranza di pazienti, il disagio respiratorio progredisce fino al punto in cui è necessaria la ventilazione meccanica.

La diagnosi di SARS viene effettuata dopo che altre malattie come polmonite o influenza sono state escluse e dopo aver studiato la cronologia dei movimenti del paziente, se entrato in contatto con individui infetti o meno.

Poiché non è disponibile alcun farmaco specifico contro il Coronavirus SARS, il trattamento consiste di solito nel limitare i sintomi fino a quando la malattia non ha seguito il suo corso.

E’ consigliato un periodo di quarantena. Il paziente è considerato non infettivo 10 giorni dopo che la febbre si abbassa.

 


Coronavirus – Immagine assocarenews.it

 

Trattamento delle infezioni da Corona virus

La principale strategia di trattamento per l’infezione tipica da Corona virus è la terapia di supporto, somministrazione di antipiretici e analgesici, mantenimento dell’idratazione, supporto respiratorio mediante ventilazione meccanica e trattamento con antibiotici nel caso di sovra infezioni batteriche.

Tuttavia, tali trattamenti potrebbero non essere sufficienti per le infezioni da MERS-CoV, che possono essere più gravi. Ribavirin e interferone alfa hanno dimostrato di avere effetti sinergici e sono più utili se iniziati presto. Inoltre, l’acido micofenolico (metabolita del micofenolato, un farmaco somministrato principalmente a coloro che hanno subito un trapianto di cuore, reni o fegato per aiutare a prevenire il rigetto e per malattie autoimmuni ) ha dimostrato di essere efficace e può essere utilizzato come monoterapia.

Anche se diverse aziende stanno tentando di sviluppare vaccini nessuno è ancora disponibile.

Prevenzione

E’ possibile ridurre il rischio di infezione, proteggendo se stessi e gli altri, seguendo alcuni accorgimenti:

  1. lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o con soluzioni alcoliche;
  2. starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso, utilizzare una mascherina e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso immediatamente dopo l’uso;
  3. evitare di toccare gli occhi, il naso o la bocca con mani non lavate;
  4. evitare contatti ravvicinati con persone che sono malate o che dimostrano sintomi di malattie respiratorie (come tosse e starnuti) ;
  5. rimanere a casa se si hanno sintomi;
  6. fare attenzione alle pratiche alimentari (evitare carne cruda o poco cotta, frutta o verdura non lavate e le bevande non imbottigliate);
  7. pulire e disinfettare oggetti e superfici che possono essere state contaminate.

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SITOGRAFIA/BIBLIOGRAFIA

“Coronaviruses” E.J. Snijder, … J. Ziebuhr, in Advances in Virus Research, 2016

“Coronaviruses” J.S.M. Peiris, in Medical Microbiology (Eighteenth Edition), 2012

“Emerging Viruses without Borders: The Wuhan Coronavirus” Shan-Lu Liu and Linda Saif

“The history and epidemiology of Middle East respiratory syndrome corona virus” Aisha M. Al-Osail and Marwan J. Al-Wazzah

“SARS coronavirus: a new challenge for prevention and therapy” Kathryn V. Holmes

“Das schwere akute Atemwegssyndrom (SARS)” Adrian Gillissen, Bernhard R. Ruf

“Challenges presented by MERS corona virus, and SARS corona virus to global health”, Ali Al-Hazmi

“From SARS coronavirus to novel animal and human coronaviruses” Kelvin K. W. Ivan F. N. Hung Jasper F. W. Chan Kwok-Yung Yuen

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/trasmissione-prevenzione-trattamento

infografica: https://www.assocarenews.it/

immagini: https://pixabay.com/it/

 

Miele, propoli e pappa reale

Miele, propoli e pappa reale sono prodotti utili che apportano benefici alla nostra salute.
Provengono dall’attività delle api mellifere, di cui oggi si parla molto, purtroppo, a causa delle problematiche ecologiche che le hanno portate a una vera e propria moria. E di conseguenza questo ha causato anche una grave crisi dell’apicultura.

L’apicoltura è la scienza e l’arte di prolungare, sostenere e mantenere la salute usando prodotti ottenuti dalle api, come miele, cera d’api, veleno d’api, polline, propoli e pappa reale. Da molti anni sono usati nella medicina tradizionale e moderna e molti studi ne evidenziano i benefici per la salute e le proprietà farmacologiche, portando allo sviluppo di nuovi nutraceutici e alimenti funzionali nonché di impieghi innovativi.

Potenziali benefici per la salute dei prodotti delle api, tra cui miele, propoli e pappa reale:

Il miele è un liquido dolce elaborato dall’ape mellifera. Nel passato è stato tradizionalmente usato da egiziani, greci, romani e cinesi per curare ferite e malattie dell’intestino, comprese le ulcere gastriche, come rimedio per tosse, mal di gola e mal d’orecchio. In India, il miele di loto è stato tradizionalmente usato per trattare le infezioni agli occhi e altre malattie.

Il miele naturale è composto da 82,4% di carboidrati, 38,5% di fruttosio, 31% di glucosio, 12,9% di altri zuccheri, 17,1% di acqua, 0,5% di proteine, acidi organici, minerali, aminoacidi, vitamine, fenoli e una miriade di altri composti minori. I componenti che forniscono benefici per la salute sono soprattutto gli acidi fenolici, fluoruri, acido ascorbico, proteine, carotenoidi e alcuni enzimi, come glucosio ossidasi e catalasi.

La propoli è generalmente conosciuta come “colla d’api”, che è un nome generico che si riferisce alla sostanza resinosa accumulata dalle api.
La parola “propoli” deriva dal greco per significare difesa per “pro” e città o comunità per “polis”, o in altre parole l’alveare. La propoli infatti serve per la sigillatura di fori e crepe e quindi per la ricostruzione dell’alveare. Viene anche usato per levigare la superficie interna dell’alveare, mantenerne la temperatura interna (35 ° C), proteggerlo da agenti atmosferici e da invasioni da parte dei predatori. Inoltre, la propoli indurisce la parete cellulare e contribuisce a un ambiente interno asettico.

La propoli diventa generalmente morbida e appiccicosa al riscaldamento. Possiede anche un odore gradevole e i suoi estratti hanno numerose applicazioni nel trattamento di varie malattie grazie alle proprietà antisettiche, antinfiammatorie, antiossidanti, antibatteriche, antimicotiche, antimicotiche, antiulcera, e antitumorali.

È composta principalmente da resina (50%), cera (30%), olii essenziali (10%), polline (5%) e altri composti organici (5%). Composti fenolici, esteri, flavonoidi, terpeni, beta-steroidi, aldeidi aromatiche e alcoli sono i composti organici importanti presenti nella propoli. Contiene dodici diversi flavonoidi, ovvero pinocembrina, acacetina, crisina, rutina, luteolina, kaempferolo, apigenina, miricetina, catechina, naringenina, galangina e quercetina.

La propoli contiene anche importanti vitamine, come le vitamine B1, B2, B6, C ed E e minerali utili come magnesio (Mg), calcio (Ca), potassio (K), sodio (Na), rame (Cu), zinco (Zn), manganese (Mn) e ferro (Fe). Nella propoli sono presenti anche enzimi, come succidico deidrogenasi, glucosio-6-fosfatasi, adenosina trifosfatasi e fosfatasi acida.

La pappa reale, sostanza gelatinosa bianca e viscosa, è un elaborato della secrezione della ghiandola ipofaringea e mandibolare dalle api operaie. È anche noto come un “superfood” che viene consumato esclusivamente dall’ape regina. La pappa reale viene anche somministrata alle larve di api al momento della schiusa e aiuta a nutrire la covata. È il nutrimento esclusivo offerto alle giovani regine acerbe durante i primi 2-3 giorni di maturazione, oltre a essere utilizzato come buon cibo per tutta la durata del suo intero ciclo di vita. è composta da acqua (50% -60%), proteine (18%), carboidrati (15%), lipidi (3% -6%), sali minerali (1,5%) e vitamine.

Sulla base di moderne analisi spettrometriche, nella pappa reale sono stati rilevati circa 185 composti organici, tra cui la royalactina è la proteina più importante. Inoltre, la pappa reale è composta da un numero significativo di composti bioattivi, incluso l’acido 10-idrossi-2-decenoico (HAD), che ha alcune proprietà immunomodulanti. Acidi grassi, proteine, adenosina monofosfato (AMP) N1ossido, adenosina, acetilcolina, polifenoli e ormoni come testosterone, progesterone, prolattina ed estradiolo sono altri utili componenti bioattivi segnalati nella pappa reale.

Proprietà e ambiti di utilizzo del miele in medicina



1-Gestione delle ferite

Il miele è stato tradizionalmente usato per ferite, le punture di insetti, le ustioni, i disturbi della pelle, le piaghe e le bolle. La documentazione scientifica infatti conferma la sua efficacia come promotore della riparazione delle ferite e come agente antimicrobico. Il miele promuove l’attivazione del plasminogeno dormiente nella matrice della ferita, che provoca l’espressione dinamica dell’enzima proteolitico. La plasmina è un enzima che rompe le fibre di tessuto necrotico presenti nel letto della ferita, provocando la retrazione del coagulo di sangue e la distruzione della fibrina. Alcuni casi hanno dimostrato che il miele stimola le proprietà curative delle ferite infette che non rispondono agli antisettici o agli antibiotici e alle ferite che sono state infettate da batteri resistenti agli antibiotici, come lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA). Il miele aiuta anche il debridement autolitico e accelera la crescita di tessuto sano.

2-Cure dermatologiche e pediatriche

Il miele controlla anche i danni alla pelle in prossimità di stomia, come ileostomia e colostomia, migliorando l’epitelizzazione della superficie cutanea interessata. Ha inoltre un effetto benefico sulla dermatite pediatrica causata dall’uso eccessivo di tovaglioli e pannolini, eczema e psoriasi. L’effetto di miele miscelato con cera d’api e olio d’oliva è stato studiato su pazienti con psoriasi o dermatite atopica, rilevandone l’efficacia e tollerabilità.

3- Ulcera del piede diabetico (DFU)

Il consumo di miele è una terapia a basso costo ed efficace per il trattamento della DFU. La DFU è spesso complicata da infezioni microbiche e rallenta il processo di guarigione. A parte l’infezione, i sintomi come dolore, gonfiore e arrossamento potrebbero non essere presenti nei pazienti con neuropatia periferica diabetica a causa della ridotta risposta immunitaria, il che complica ulteriormente la diagnosi. Una revisione ha indicato che l’uso del miele per il trattamento delle ulcere venose ha prodotto esiti positivi con buoni tassi di accettazione da parte dei pazienti. Il miele è inoltre efficace tra i pazienti con ferite localmente infette, DFU, ulcerazioni del piede di Charcot e complesse condizioni di comorbilità che hanno fallito la gestione ospedaliera.

4-Disturbi gastrointestinali (GI)

Le molecole di zucchero presenti nel miele possono essere facilmente assorbite, inoltre esso fornisce anche alcuni nutrienti, come minerali, sostanze fitochimiche e flavonoidi, che aiutano i processi digestivi. Il miele puro ha proprietà battericide contro i batteri patogeni e gli enteropatogeni, tra cui Salmonella spp., Escherichia coli, Shigella spp. E molte altre specie Gram negative che possono trovarsi nel GI
Il tratto gastrointestinale (GIT) è sede di molti importanti microbi benefici, ad esempio, i bifidobatteri. E’ noto che il consumo di alimenti ricchi di prebiotici può aumentare la popolazione di bi-fidobatteri. In condizioni in vitro, gli ingredienti prebiotici nel miele come inulina, oligofruttosio e oligosaccaridi hanno favorito l’aumento di 10–100 volte negli aminoacidi di Lattobacillus acidophilus e L.plantarum.

5-Igiene orale

Il miele è utile per il trattamento di molte malattie orali, tra cui la malattia parodontale, la stomatite e l’alitosi. Inoltre, è stato applicato anche per la prevenzione della placca dentale, della gengivite, delle ulcere della bocca e della parodontite.
Il miele infatti esercita attività antimicrobica contro Porphyromonas gingivalis prevenendo la malattia parodontale. Le sue proprietà antibatteriche e antinfiammatorie possono inoltre stimolare la crescita del tessuto di granulazione, portando alla riparazione delle cellule danneggiate.
Gran parte dell’odore nella cavità orale è causato dall’attività dei microbi residenti. Un recente studio ha riportato che il consumo di miele migliora l’alitosi a causa della sua forte attività antibatterica derivante dalla sua componente metilgliossale.

6-Faringite e tosse

La faringite, comunemente nota come mal di gola, è un’infezione acuta indotta da Streptococcus spp. nell’orofaringe e nel rinofaringe. Oltre agli streptococchi, anche i virus, i batteri non-streptococcici, i funghi e gli irritanti come gli inquinanti chimici possono causare mal di gola. Il miele di Manuka è efficace per il trattamento del mal di gola con le sue proprietà antinfiammatorie, antivirali e antimicotiche; esso ricopre il rivestimento interno della gola e distrugge i microbi dannosi mentre contemporaneamente calma l’irritazione. Un sondaggio ha dimostrato che il miele è superiore ad altri trattamenti per la tosse indotti da infezioni delle vie respiratorie superiori, tra cui destrometorfano e difenidramina. Le proprietà antiossidanti e antimicrobiche del miele hanno aiutato a ridurre la tosse persistente e hanno migliorato il sonno di bambini e adulti a seguito dell’assunzione di una dose di 2,5 ml.

7-Malattia da Reflusso gastroesofageo

La malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) è un’infezione mucosale causata dal contenuto di reflusso gastrico anormale nell’esofago e persino nei polmoni. Sintomi di GERD includono bruciore di stomaco, infiammazione, e rigurgito acido. Il consumo di miele aiuta questa condizione ricoprendo l’esofago e il rivestimento dello stomaco, impedendo così il flusso verso l’alto di cibo e succo gastrico.

8-Dispepsia, Gastrite e Ulcera Peptica

La dispepsia è una malattia cronica in cui gli organi GI, principalmente lo stomaco e la prima parte dell’intestino tenue, funzionano in modo anomalo. È una malattia che provoca dolore epigastrico, bruciore di stomaco, gonfiore, e nausea. La gastrite si riferisce all’irritazione e all’infiammazione del rivestimento del rivestimento dello stomaco. Il miele è stato identificato come un potente inibitore per la gastrite e l’agente di virus dell’ulcera, Helicobacter pylori (H. pylori).

9-Gastroenterite

La gastroenterite provoca infiammazione del tratto digestivo. Questa condizione può essere dovuta a cibo o all’acqua contaminati da agenti patogeni o alla trasmissione da persona a persona degli stessi. I sintomi della gastroenterite includono disidratazione, diarrea acquosa, gonfiore addominale, e nausea. Ci sono molti agenti infettivi, come Salmonella, Shigella, e Clostridium, che possono causare questa patologia. Uno studio del 2010, ha riportato l’utilizzo del miele per il trattamento della gastroenterite infantile. La sostituzione del glucosio nella soluzione standard di reidratazione orale degli elettroliti (ORS) con miele ha ridotto il tempo di recupero dei pazienti con gastroenterite perché l’alto contenuto di zucchero del miele aumenta l’elettrolita e il riassorbimento dell’acqua nell’intestino.

10- Costipazione e diarrea

La costipazione è il passaggio difficile delle feci include sintomi come sforzo, difficoltà da espellere le feci, un senso di evacuazione incompleta, feci dure o grumose La diarrea è definita come un’alta frequenza di movimenti intestinali con feci acquose. I diversi casi il miele ha ridotto al minimo la patogenesi e la durata della diarrea virale rispetto all’antivirale convenzionale. In altri casi, persone cui sono state diagnosticate la sindrome infiammatoria intestinale (IBS) diarrea o costipazione, gonfiore, e mal di stomaco sono state trattate con successo con miele di Manuka assunto a stomaco vuoto.

11-Malattie del fegato e del pancreas

Molti disturbi del sistema epatico possono essere attribuiti a danni di tipo ossidativo. Il miele presenta attività antiossidanti che hanno un potenziale effetto protettivo sul fegato Ad esempio, uno studio su ratti con danni al fegato indotti da paracetamolo ha mostrato l’attività antiossidante ed epatoprotettiva del miele. Inoltre il miele, che ha un rapporto 1:1 tra fruttosio e glucosio, può contribuire a promuovere un migliore livello di zucchero nel sangue, che è utile per coloro che soffrono di malattia epatica grassa in quanto fornisce un adeguato accumulo di glicogeno nelle cellule del fegato. Insufficiente accumulo di glicogeno nel fegato causa il rilascio di ormoni dello stress che compromettono il metabolismo del glucosio nel tempo. Il metabolismo del glucosio alterato porta all’insulino-resistenza ed è il principale fattore di malattia epatica.

12-Salute metabolica e cardiovascolare

Il miele selvatico naturale esercita effetti cardioprotettivi e terapeutici contro i disturbi cardiaci indotti da epinefrina e le disfunzioni vasomotorie. È stata osservata una relazione tra l’attività di radical scavenger e il contenuto fenolico totale del miele.
I flavonoidi nel miele migliorano la vasodilatazione coronarica, diminuiscono la capacità delle piastrine di formare coaguli, prevengono l’ossidazione di lipoproteine a bassa densità (LDL), aumentano le lipoproteine ad alta densità (HDL) e migliorano le funzioni endoteliali. Uno studio condotto per confrontare la risposta metabolica del miele ha indicato i suoi effetti contro le sindromi metaboliche (MetS). MetS include iperglicemia, ipertensione, obesità addominale, dislipidemia. Uno studio clinico condotto su pazienti con iperlipidemia ha mostrato che il miele ha diminuito il colesterolo totale (TC) e notevolmente diminuito il livello di glucosio nel plasma. L’ossido nitrico (NO) è un metabolita presente nel miele e ha funzioni vasodilatatrici e cardioprotettive.

13-Cancro e oncogenesi

Cancro al seno

Uno squilibrio nei percorsi di segnalazione e di propagazione degli estrogeni hanno ruoli importanti nella crescita ed evoluzione del cancro al seno. I fitoestrogeni sono una sottoclasse di sostanze fitochimiche con una struttura comune all’estrogeno dei mammiferi che permette loro di legarsi agli estrogeni. Diversi studi sperimentali hanno studiato l’efficienza del miele nella modulazione della segnalazione estrogenica.
Un altro studio ha dimostrato che il miele ha attività bifasica nelle cellule MCF-7. Questa attività bifasica del miele è rappresentata da un effetto anti-estrogenico a basse concentrazioni e un effetto estrogenico a concentrazioni più elevate. Inoltre, la quercetina è stata segnalata per indurre effetti apoptotici attraverso meccanismi dipendenti dalla comunicazione mediata da estrogeni. Le attività citotossiche del miele tualang sulle cellule del cancro al seno umano sono state dimostrate da una secrezione elevata di disidrogeno lattato (LDH) Lo studio ha inoltre dimostrato che il miele esercita effetti citotossici sulla linea del cancro al seno e non sulle cellule mammarie non maligne. Questo indica che il miele Tualang mostra effetti citotossici altamente specifici e selettivi verso le linee cellulari del cancro al seno e che perciò ha un buon potenziale come agente chemioterapico.

Cancro colon rettale

La maggior parte dei tumori colorettali iniziano con un polipo, che cresce sul rivestimento interno del colon Alcuni polipi non sono pericolosi, ma alcuni si trasformano in adenomi e possono alla fine provocare cancro. Uno studio sugli effetti chemio preventivi dei mieli monoflorali di Gelam e Nenas contro le linee cellulari del cancro del colon ha scoperto che il miele inibiva la proliferazione delle cellule tumorali in questa sede.
Inoltre, ad alte concentrazioni fenoliche (come quelle di quercetina e flavonoidi), è stata osservata una significativa azione antiproliferativa contro le cellule tumorali del colon. I meccanismi molecolari anticancro del miele includono l’arresto del ciclo cellulare, l’attivazione del percorso mitocondriale, l’induzione della permeabilizzazione della membrana esterna mitocondriale, l’induzione dell’apoptosi, la modulazione allo stress ossidativo, riduzione dell’infiammazione, modulazione della segnalazione dell’insulina e inibizione dell’angiogenesi nelle cellule tumorali.
Diversi componenti del miele come quercetina e kaempferol hanno dimostrato di arrestare il ciclo cellulare in varie fasi come G0/G1, G1, e G2/M nel melanoma umano, renale, cervicale, epatico, colon, e in linee cellulari di adenocarcinoma esofageo. La via mitocondriale comporta una catena di interazioni tra stimoli come sostanze nutritive, stress fisico, stress ossidativo e danni durante i principali trattamenti contro il cancro, tra cui la chemioterapia e la radioterapia. Questi stimoli causano il rilascio di diverse proteine situate all’interno dello spazio intermembrana (IMS) dei mitocondri, come il citocromo c, che alla fine culmina nella morte della cellula. I flavonoidi del miele sono efficaci nell’attivazione del percorso mitocondriale e nello scarico delle proteine con una potenziale citotossicità. L’induzione della permeabilizzazione della membrana esterna mitocondriale (MOMP) è il meccanismo anticancro più diffuso, che causa la perdita di proteine dalla membrana e porta alla morte cellulare. Il miele può anche amplificare l’effetto apoptotico del tamoxifene intensificando la depolarizzazione della membrana mitocondriale.

Proprietà e ambiti di utilizzo della propoli in medicina

1-Disturbi del gastrointestinale

I sintomi di infezione parassitaria del tratto GI includono dolore addominale, diarrea, gonfiore e nausea. La propoli ha diverse proprietà tra cui anticancro, antiossidante e antinfiammatoria. Ci sono poi alcuni studi che hanno segnalato l’uso clinico di propoli nel trattamento delle infezioni virali. In uno studio, è stato valutato l’effetto in vitro dell’estratto etanolico di propoli sulla crescita e l’aderenza dei trofozoiti Giardia duodenalis. La propoli ha inibito la crescita e l’aderenza dei trofozoiti e promosso il distacco di questi organismi parassiti. La sua efficacia contro la giardiasi è stata riportata anche in uno studio clinico in cui bambini e adulti affetti da giardiasi, curati con propoli, hanno mostrato una risposta al trattamento tra 52% e 60%, mentre il farmaco convenzionale ha mostrato un tasso di cura del 40%. Un altro studio ha dimostrato che la propoli ha effetti antistaminergico, antiinfiammatorio, antiacido, e anti-Helycobacter pylori che possono essere utilizzate per trattare l’ulcera gastrica.

2- Ginecologia

Le cause più diffuse di vaginite sono la vaginosi batterica (BV) e la candidiasi vulvovaginale (VVC). La carenza di Lactobacillus spp. nella vagina è una caratteristica distintiva delle infezioni vaginali. Essa comporta una crescita eccessiva di patogeni vaginali come funghi e lieviti e un pH vaginale elevato. I pazienti diabetici sono più inclini ad avere infezioni vaginali causate da candida albicans. Uno studio condotto sull’applicazione di soluzione acquosa di propoli al 5% ha evidenziato un miglioramento del benessere vaginale. La soluzione di Propolis mostra anche una bassa tossicità nelle cellule umane e può essere un trattamento alternativo per la vaginite cronica. Inoltre ha proprietà antifungine e può essere utilizzata per contrastare la crescita di biofilm di C. albicans e la resistenza al farmaco antimicotico.

3-Salute orale

Diversi studi hanno dimostrato che la propoli può limitare lo sviluppo della placca batterica e gli agenti patogeni che causano la parodontite a causa delle sue proprietà antibatteriche. Le soluzioni di Propoli esercitano un’azione citotossica selettivamente più bassa sui fibroblasti gengivali umani rispetto alla clorexidina. In aggiunta a ciò, il collutorio contenente propoli è efficace nella guarigione di ferite chirurgiche.

4- Trattamento oncologico

La propoli ha attività antitumorale inducendo apoptosi sulle cellule di cancro al seno umano. Presenta anche bassa o nessuna tossicità verso le cellule normali per le sue proprietà altamente selettive contro le cellule tumorali. Un altro studio sulla crescita del melanoma ha dimostrato che la galangina, un flavonoide comune nella propoli causa apoptosi in cellule di melanoma in vitro.

5-Dermatologia

La Propoli è ampiamente usata in prodotti dermatologici come creme e unguenti.
Il suo uso nei prodotti per la cura della pelle è dovuto alle proprietà antiallergiche, antiinfiammatorie, antimicrobiche, e di promozione sulla sintesi del collagene.
Un recente studio che confronta l’effetto della propoli e del farmaco convenzionale sulfadiazina argentica, ha mostrato che la propoli ha notevolmente diminuito l’attività dei radicali liberi in prossimità della ferita. Inoltre ha effetti positivi nell’acne e nella cura delle ferite al pari e con gli stessi meccanismi, del miele.

Proprietà e ambiti di utilizzo della Pappa Reale o Royal Jelly in medicina

1-Ginecologia

La pappa reale è efficace sia nel ridurre la sindrome premestruale sia nel trattamento dei problemi urinari e complessivamente nella promozione della qualità della vita delle donne in post menopausa.
Ma la “gelatina reale” ha effetti protettivi anche nel maschio, contro le lesioni ossidative nei testicoli e contiene composti stimolanti la spermatogenesi, che inibiscono la produzione di citochine pro-infiammatorie. Uno studio sui conigli maschi ha indicato i suoi effetti positivi sulla fertilità, qualità dello sperma e produzione, sulla concentrazione di testosterone, proteine totali, e glucosio nel sangue.
La pappa reale è però conosciuta grazie all’attività anti-radicali liberi che aiuta a prevenire il processo di invecchiamento ed è per questo motivo considerata un prodotto anti-aging influente.

2-Malattie neurodegenerative e da invecchiamento

Gli individui anziani dimostrano scarsa efficienza mentale e calo nelle prestazioni, dovuti all’invecchiamento e a volte alla presenza del morbo di Alzheimer. La gelatina reale stimola le funzioni fisiche e mentali negli anziani e incrementa anche il loro appetito e, di conseguenza il loro peso.

3-Guarigione delle ferite

La gelatina reale migliora l’attività di guarigione delle ferite al pari di miele e propoli.

 

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BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA

“Honey, Propolis, and Royal Jelly: A Comprehensive Review of Their Biological Actions and Health Benefits”
Visweswara Rao Pasupuleti, Lakhsmi Sammugam, Nagesvari Ramesh, and Siew Hua Gan

Il tè nella tradizione e nuove importanti scoperte

Dopo l’acqua, il tè è la bevanda più consumata in tutto il mondo.

La pianta del tè ha avuto origine dal sud-ovest della Cina. Già 4000-5000 anni fa, il popolo cinese si era reso conto che il tè poteva promuovere la salute e prevenire alcune malattie umane.
Si ha notizia infatti delle proprietà del tè già in antichi libri sulla medicina, come Herbal Classic di Shen Nong.

La zona di coltivazione della pianta del tè era piccola prima del 581 d.C., ma si espanse rapidamente durante il periodo del 581-618 d.C. È poi diventata una delle principali colture nella parte meridionale della Cina con vaste piantagioni e durante i circa 300 anni della dinastia Tang (A.D. 618–907), l’industria del tè ha subito un rapido sviluppo. Opere sul tè sono state pubblicate in questo periodo, come Tea Classic, che è stato scritto da Yu LU, della dinastia Tang, ed è il primo libro sul tè nel mondo.
Secondo dati storici, la piantagione del tè era così diffusa nella parte meridionale della Cina durante la dinastia Song (A.D. 960–1279) che la sua distribuzione ha raggiunto circa i tre quarti del territorio della Cina nel XII secolo, evidenziando la popolarità del consumo di tè durante quel periodo.

Il tè era diventato una necessità di vita per tutti i cittadini, dagli alti funzionari fino alla gente comune.
Nei secoli successivi la credenza che il tè fosse benefico per la salute umana è stata ben riconosciuta non solo in Cina, ma anche in tutto il mondo.

In uno spirito generale di “ritorno alla natura”, sono state fatte diverse ricerche sui componenti efficaci del tè che potrebbero prevenire o controllare molte malattie importanti e attualmente esso è coltivato in 60 paesi.

La pianta del tè: la Camellia Sinensis

All’origine del tè c’è un’unica pianta: la Camellia Sinensis. Le due varianti di Camellia più utilizzate al mondo per la produzione di tè sono la Camellia Sinensis Sinensis, arbusto originario della Cina, e la Camellia Sinensis Assamica, arbusto originario dell’India.

La Camellia è un albero sempreverde che cresce nei climi tropicali e subtropicali fino ad un’altitudine di quasi duemila metri. Allo stato naturale può raggiungere i venti metri di altezza, ma nelle coltivazioni questa pianta è tenuta fino ad una altezza massima di un metro e mezzo per facilitare la raccolta delle foglie.

Le caratteristiche del clima e del suolo della regione di provenienza, il periodo dell’anno in cui viene eseguito il raccolto, oltre che il processo di lavorazione e di ossidazione, generano diverse tipologie di tè. Un clima caldo e umido, una temperatura ottimale di 18-20 °C, un terreno ben drenato e un’altitudine quanto più possibile elevata, rappresentano le condizioni ottimali per la produzione della Camellia Sinensis. Le foglie ( la parte di interesse ) sono ellittiche e lunghe e misurano tra i 5 e i 10 cm. Quelle giovani, le migliori, hanno un aspetto lanuginoso, per poi diventare lisce e lucenti. I fiori sono piccoli e bianchi, simili a rose. I frutti sono a capsula e simili a nocciole.

La chimica del complesso funzionale EGCG

L’epigallocatechina-3-gallato (EGCG), uno dei cinque tipi di catechine e un componente importante delle CGC, rappresenta circa il 59% dei polifenoli totali nelle foglie di tè. Gli altri componenti sono epicatechina gallato (ECG), epigallocatechina (EGC), epicatechina (EC) e catechina (C). L’ECCG è generalmente considerato il principale componente attivo del tè.

Negli ultimi decenni, le GTC, in particolare l’EGCG, sono state riconosciute come molecole bioattive multifunzionali responsabili di effetti antitumorigeni, anti-infiammatori, antiossidanti, antiproliferativi, antibatterici e antivirali. In termini di caratteristiche delle diverse strutture GTC, le differenze nelle proprietà funzionali di ciascuna catechina erano associate al numero di gruppi ossidrilici sull’anello B e alla presenza di un gruppo galloile.

Per quanto riguarda il meccanismo di qualsiasi attività anti-cancro del tè, queste includono:

  1. antiossidante
  2. induzione degli enzimi di fase II
  3. inibizione della proliferazione cellulare
  4. induzione dell’apoptosi
  5. inibizione dell’angiogenesi
  6. legame diretto alle molecole bersaglio, tra cui l’inibizione di chinasi proteiche selezionate, proteinasi di metallo matrice e metiltransferasi del DNA.

Efficacia del tè nella prevenzione di alcune importanti malattie

Prevenzione del cancro

Il tè è composto da polifenoli, caffeina, minerali e tracce di vitamine, aminoacidi e carboidrati. La composizione del tè varia a seconda del processo di fermentazione impiegato per produrlo. Il tè verde ( green tea ) è il più ricco di antiossidanti.
I fitochimici presenti nel tè verde sono noti per stimolare il sistema nervoso centrale e mantenere la salute generale nell’uomo.

Oggi è dedicata molta attenzione alla funzione anticancro delle catechine e sono stati condotti esperimenti su animali e cellule. Dall’ampio volume di articoli pubblicati, la conclusione generale è che sussiste un’attività preventiva contro il cancro delle catechine del tè contro la carcinogenesi in diversi siti di organi.

Il tè, come il tè verde o il tè nero, e i suoi componenti principali, i polifenoli del tè e (-) – epigallocatechina-3 gallato (EGCG) hanno dimostrato di inibire la tumoro-genesi in molti modelli animali in diversi organi, tra cui polmone, cavità orale, esofago, stomaco, intestino tenue, colon, pelle, fegato, pancreas, vescica, prostata e ghiandole mammarie.

Almeno 20 studi hanno indicato l’effetto inibitorio dei componenti del tè sulla tumoro-genesi polmonare.

La maggior parte degli esperimenti sono stati condotti su modelli di topo trattati con agenti cancerogeni del tabacco mediante alcuni studi su modelli di ratto e criceto. Inoltre i polifenoli del tè verde hanno dimostrato di inibire la crescita delle cellule tumorali polmonari umane in provetta. E’ stata così evidenziata una riduzione del 18% del rischio di cancro ai polmoni con il consumo di almeno due tazze di tè verde al giorno.
Gli effetti inibitori del tè sulla tumorogenesi del tratto gastro intestinale sono invece stati confermati da più di 30 studi che riguardano il tratto digestivo, la cavità orale, l’esofago, lo stomaco, l’intestino tenue e il colon.
L’associazione tra l’assunzione di tè verde e il rischio di cancro al seno è stata valutata in altri sei studi che hanno mostrato una significativa riduzione del rischio di cancro tra la popolazione con consumo regolare di tè verde.

Uno studio che ha coinvolto circa 50000 uomini giapponesi ha mostrato una marcata riduzione del rischio di cancro alla prostata avanzato in quelli con consumo abituale di tè verde.
Purtroppo però gli studi sulle proprietà antitumorali e preventive del tè, hanno riportato risultati costantemente positivi sugli animali, ma risultati a volte meno coerenti e persino contrastanti sugli esseri umani. Inoltre la dose ottimale di componenti del tè per la riduzione del cancro deve ancora essere stabilita.

Prevenzione della sindrome metabolica (MetS) e delle malattie cardiovascolari (CVD)

La MetS è un fattore indotto precoce del diabete di tipo 2 e un fattore di rischio chiave per la CVD. La definizione di MetS è stata avanzata per la prima volta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1999. Più recentemente, il National Colesterol Education Program (NCEP) degli Stati Uniti ha suggerito che almeno tre delle seguenti condizioni devono essere soddisfatte per la diagnosi di MetS:

  • obesità addominale
  • livello elevato di trigliceridi
  • ridotto livello di (HDL), pressione sanguigna elevata o livello elevato di glucosio a digiuno.

Negli ultimi anni, gli effetti benefici del consumo di tè sulla riduzione del peso e della MetS hanno attirato grande attenzione nel pubblico.



Diversi studi hanno confermato nei consumatori abituali di tè verde una significativa riduzione del grasso addominale e dell’area del grasso addominale sottocutanea, in particolare è emerso che le persone con un consumo medio di tè pari a circa 434 ml/giorno per più di dieci anni avevano una percentuale più bassa di grasso corporeo totale, circonferenza della vita più piccola e diminuzione del rapporto vita-anca.

Un’indagine epidemiologica condotta in Giappone ha mostrato che la mortalità indotta dalla CVD è diminuita quando sono state consumate più di 6 tazze di tè al giorno e un’altra ricerca negli Stati Uniti e Europa ha dimostrato che bere tè nero potrebbe ridurre il rischio di CVD con un consumo giornaliero di 3-6 tazze di tè nero.

Inoltre rispetto ai bevitori di tè non abituali, il rischio di sviluppare ipertensione è stato ridotto del 46% per coloro che hanno consumato 120-599 ml/giorno, ed è stato ulteriormente ridotto del 65% per coloro che hanno consumato 600 ml/giorno o più.

Finora la dose giornaliera ottimale per la salute cardiovascolare non è stata stabilita. Sulla base della stima che una singola tazza di tè prodotta con 1,5 g di tè verde contiene 34,5–109,5 mg di EGCG, un dosaggio giornaliero di EGCG che vanno da 69 a 657 mg (approssimativamente equivalente a 2–6 tazze di tè) potrebbe essere benefico per la salute cardiovascolare.

Prevenzione delle malattie neurodegenerative

La perdita della funzione cognitiva a causa della struttura e dei danni alle funzioni delle cellule neuronali è un processo comune nelle malattie neurodegenerative tra cui il morbo di Alzheimer (AD), il morbo di Parkinson (PD) e la malattia di Huntington (HD).
L’AD è la più comune delle malattie neurodegenerative con circa 26 milioni di pazienti e si stima che a livello mondiale, entro il 2050, 1 persona su 85 sarà affetta da AD.
L’AD è caratterizzato dalla sua influenza sulla cognizione e le prestazioni mentali.
Inoltre, l’accumulo anomalo di proteine nel cervello e l’accumulo di peptide amiloide al di fuori della cellula provocano danni ossidativi, infiammazione, disturbo della funzione sinaptica, la morte delle cellule neuronali e un aumento del livello di calcio nelle cellule.

Attualmente, la prevenzione e il controllo delle malattie neurodegenerative è estremamente difficile, in parte perché ci sono tanti fattori potenziali coinvolti. L’area principale interessata è nel cervello. Pertanto, il medicinale deve avere la capacità di penetrare la barriera emato-encefalica, avere una potente attività antiossidativa e capacità di chelare ioni nel cervello durante il processo di controllo farmacologico.

La ricerca è iniziata nel secolo scorso al fine di esaminare la possibile influenza del tè sulla memoria e la funzione cognitiva degli animali e degli esseri umani. Dufresne e Farnworth (2001) dell’Università di Newcastle (Regno Unito) hanno riportato l’influenza del consumo di tè su diversi enzimi legati alla funzione della memoria.

E’ stato dimostrato che l’EGCG ha un ruolo nella regolazione dei geni legati alla sopravvivenza e alla morte delle cellule cerebrali nel senso che può disattivare l’espressione di geni che promuovono la morte e la pro-apoptosi delle cellule e che inducono la protein-chinasi C nella cellula neuronale.
La teanina, un aminoacido unico scoperto per la prima volta nel tè verde, possiede anche la capacità di neuro protezione.

Gli effetti neuroprotettivi di diversi estratti di tè (tè verde e tè nero) e diversi componenti del tè (epicatechina (EC), epigallocatechine (EGC), gallato epicatechine (ECG), EGCG e acido gallico) sono stati studiati utilizzando una cultura primaria di cellule ippocampali di ratto. I risultati hanno provato che sia gli estratti di tè verde che di tè nero mostravano un’attività neuroprotettiva.
Inoltre, molti studi sugli animali hanno dimostrato che i flavan-3-oli di tè sono in grado di attraversare la barriera emato-encefalica. Esperimenti precedenti sostengono che anche l’acido aminobutirrico (GABA) e la teanina sono in grado di attraversare la barriera emato-encefalica.

Diversi esperimenti hanno infine confermato che il consumo di tè è in grado di ridurre il rischio di AD e PD del 30%–60%

Un’indagine condotta in Giappone ha scoperto che il rischio di diminuzione della cognizione in vecchi giapponesi che consumavano due tazze (100 ml/tazza) o più di tè verde ogni giorno era inferiore del 64% rispetto a quello della popolazione che consumava 3 tazze o meno a settimana. Lo stesso rischio per la popolazione che beveva 4-6 tazze di tè verde a settimana (o 1 tazza di tè verde al giorno) era inferiore del 38% a quello della popolazione che non beveva tè.

Bassa biodisponibilità di componenti attivi dei polifenoli del tè

La biodisponibilità di un composto in un organismo dipende da molti fattori interni ed esterni.
La biodisponibilità è un fattore importante per mettere in gioco l’attività biologica dei polifenoli del tè negli organi umani. La bassa biodisponibilità di EGCG è probabilmente legata al suo grande peso molecolare e con 8 gruppi OH. Tuttavia, diverse condizioni sono difficili da controllare negli studi epidemiologici sugli esseri umani. Fattori interferenti come il fumo e il bere vino sono esempi di tali difficoltà.

Preoccupazioni sulla sicurezza dei polifenoli del tè

Insieme ai risultati sugli effetti preventivi e curativi del tè, è stata segnalata una tossicità inaspettata dell’alta concentrazione di polifenoli del tè verde dalla fine del secolo scorso.
Il consumo di estratti di tè verde altamente concentrati a stomaco vuoto potrebbe portare a effetti negativi
Ma in seguito a numerosi esperimenti di laboratorio, si è potuto tranquillamente concludere che è impossibile danneggiare il fegato umano con un consumo normale di tè. Gli integratori alimentari che mirano all’obesità e fabbricati dagli estratti di tè verde contengono quantità piuttosto elevate di polifenoli di tè. Tuttavia, se si mantiene la quantità di assunzione giornaliera sotto il limite di dosaggio di sicurezza segnalato (30 g di polifenoli di tè) non vi sono pericoli. Inoltre, si raccomanda che gli estratti di tè verde non vengano assunti a stomaco vuoto.

Tendenze della ricerca sul tè e la salute umana negli ultimi anni: preparazione di nanoparticelle dei componenti attivi del tè

A causa della struttura instabile e della complessità del metabolismo e delle cellule fisiologiche umane, l’EGCG viene facilmente ossidato o convertito in altre forme strutturali prima di entrare nei suoi obiettivi d’azione. Per migliorare la biodisponibilità dei componenti attivi del tè nel corpo umano, è stata proposta nel 2005 la possibilità di utilizzo della nanotecnologia. L’obiettivo è di migliorare la biodisponibilità dei componenti attivi nel corpo umano, e di aumentare ulteriormente la bioattività e gli effetti preventivi dei polifenoli del tè contro il cancro. L’indagine ha dimostrato che la preparazione di tè verde consueta era instabile in un ambiente acido e quindi inadatta alla somministrazione diretta orale, che ha perciò lasciato il posto alla preparazione delle nanocapsule. La nuova preparazione potrebbe diminuire le quantità cumulative in vari organi e aumentare la deposizione negli organi bersaglio. I risultati hanno indicato che l’effetto della nuova preparazione sulle cellule tumorali della prostata è stato 10 volte superiore a quello della preparazione con materiali non nano dopo 24 h di somministrazione.
Nuove strategie di trattamento utilizzano la combinazione di catechine e farmaci anticancro: per esempio EGCG e due farmaci antitumorali sulindac e tamoxifene che hanno dato come risultato un’azione sinergica.

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SITOGRAFIA/BIBLIOGRAFIA
“Tea and human health: biomedical functions of tea active components and current issues”
Zong-mao CHEN†, Zhi LIN
“A Review of the Antiviral Role o fGreen Tea Catechins”
Jun Xu, Zhao Xu and Wenming Zheng

Mi metto a dieta!

L’obesità è una malattia multifattoriale mondiale definita come accumulo di grasso anormale o eccessivo che rappresenta un rischio per la salute.

La malattia è associata a diverse morbilità croniche, come le malattie cardiovascolari (CVD), il diabete e il cancro.

Sovrappeso e obesità sono triplicati dal 1975, raggiungendo rispettivamente il 39% e il 13% della popolazione mondiale.

A causa degli effetti significativi sulla salute, costi medici e mortalità, l’obesità è diventata una preoccupazione per la salute pubblica.

La causa fondamentale dell’obesità è uno squilibrio energetico tra calorie consumate e calorie non consumate; tuttavia, questo comporta un complesso gioco di fattori biologici, genetici e psicosociali.

Per ottenere una perdita di peso e mantenere i risultati nel tempo, l’Accademia di Nutrizione raccomanda cambiamenti dello stile di vita; una dieta che riduca l’assunzione eccessiva di calorie e un aumento del dispendio energetico.

Per quanto riguarda gli interventi dietetici per la perdita di peso, ci sono diversi approcci alimentari che possono generare una riduzione nell’apporto calorico. Le diete sono di solito basate sull’inclusione o l’esclusione di diversi alimenti o gruppi alimentari, spesso mancando di un supporto scientifico affidabile.
Queste strategie sono state classificate in tre categorie principali:

  1. diete basate sulla manipolazione del contenuto di macronutrienti (ad esempio, diete a basso contenuto di grassi, ad alto contenuto proteico e diete a basso contenuto di carboidrati ).
  2. diete basate sulla restrizione di alimenti o gruppi alimentari specifici (ad esempio, senza glutine, Paleo, diete vegetariane/vegane e mediterranee).
  3. diete basate sulla manipolazione dei tempi (cioè il digiuno).

Diete basate sulla manipolazione del contenuto di macronutrienti

La manipolazione del contenuto di macronutrienti nelle diete iso-caloriche è stato studiato per determinare quale composizione promuova meglio la perdita di peso, e comporti altri benefici metabolici.

L’aumento delle proteine e la diminuzione dei carboidrati sono le modifiche più comuni e hanno portato a diverse diete popolari create nel tempo. I cambiamenti nella composizione dei macronutrienti influenzano gli ormoni, le vie metaboliche, l’espressione genica e la composizione e la funzione del microbioma intestinale che potrebbe influire sull’accumulo di grasso.

I carboidrati aumentano la secrezione di insulina, dirigendo così il grasso verso l’immagazzinamento nel tessuto adiposo: questo sistema è descritto come il modello carboidrati-insulina dell’obesità.

Tuttavia, nonostante la teoria del modello carboidrati-insulina, gli studi clinici hanno evidenziato una perdita di peso simile e ancora più alta perdita di grasso corporeo quando si riduce l’introduzione di grassi alimentari, ma non i carboidrati.

Possono beneficiare di un regime low carbo gli individui con insulino-resistenza , intolleranza al glucosio, o entrambi.

Un altro tipo di dieta, nota come dieta chetogenica (KD), prescrive un minimo ricavo del 70% di energia dai grassi e una grave restrizione dei carboidrati per imitare uno stato di digiuno e la chetosi.

La dieta chetogenica è stata introdotta nel 1920 per trattare l’epilessia nei bambini e negli adulti. Più di recente, la KD è stata utilizzata per promuovere la perdita di peso e ha i vantaggi aggiuntivi di ridurre la fame e l’appetito. Sono stati comunemente osservati effetti avversi come costipazione, alitosi, mal di testa, crampi muscolari, e debolezza.

A breve termine, le diete high protein e low carbo sono suggerite perchè presentano benefici per la perdita di peso.

Tuttavia, a causa dei loro principali effetti sul metabolismo e sulla salute dell’intestino, dovrebbero essere considerati come uno strumento di perdita di peso jump-start piuttosto che una dieta per tutta la vita.

Diete basate sulla restrizione di alimenti o gruppi alimentari specifici

Diversi alimenti e gruppi alimentari sono stati rimossi da diete specifiche per promuovere la perdita di peso.

La lunga lista comprende la dieta vegetariana, che esclude tutti i prodotti animali; la dieta Paleo, che limita molti gruppi alimentari tra cui cereali, latticini e legumi; e la popolare dieta senza glutine (GFD, gluten free diet).

La dieta mediterranea non si basa sulla completa restrizione di uno specifico gruppo alimentare, ma è invece caratterizzata da una ricchezza di alimenti vegetali e moderazione di cereali raffinati, carne rossa e latticini.

Dieta vegetariana per la perdita di peso

I modelli dietetici vegetariani si distinguono dagli altri, vi sono infatti diverse motivazioni per abbracciarli e contano su un’ampia varietà di scelte alimentari disponibili.

Un piano vegetariano può variare dalla semplice esclusione dei prodotti a base di carne al piano vegano crudo, che comprende solo verdure crude, frutta, noci, semi, legumi e cereali germogliati.

L’esclusione dei prodotti animali può ridurre l’assunzione di alcuni nutrienti, che potrebbero portare a carenze nutrizionali di proteine, ferro, zinco, calcio e vitamine D e B12, che vanno integrati a parte.

L’adozione di diete vegetariane è in crescita perché le prove hanno mostrato molti benefici per la salute rispetto alle diete onnivore.

Possono proteggere da malattie croniche, come patologie cardio vascolari, l’ipertensione e il diabete di tipo 2 , e alcuni tumori . Questi benefici sono legati alla riduzione dell’assunzione di prodotti animali o forse all’aumento dell’assunzione di frutta, verdura e fibre, probabilmente ad entrambe le cose.

Negli studi, gli individui che seguono una dieta vegetale hanno dimostrato un indice di massa corporea inferiore (BMI) rispetto ai non-vegetariani.

In sintesi, le prove hanno sostenuto l’uso terapeutico di diete vegetariane come trattamento efficace di sovrappeso e obesità. Da ricordare però che l’adozione e l’attuazione di una dieta vegetariana ben progettata richiedono una consulenza efficace e un adeguato completamento nutrizionale.



Dieta Paleo per la perdita di peso

La dieta paleolitica, chiamata anche Paleo, si basa su alimenti di uso quotidiano che imitano i gruppi alimentari dei nostri antenati pre-agricoli e raccoglitori.

La dieta sostiene di aiutare a ottimizzare la salute, ridurre al minimo i rischi per le malattie croniche, e favorire la perdita di peso.

Queste dichiarazioni sono supportate dalla teoria secondo cui la dieta del cacciatore-raccoglitore ha sostenuto l’umanità per 2,4 milioni di anni, così che gli esseri umani sono divenuti geneticamente adattati ad essa.

Secondo i fautori della dieta Paleo, i profondi cambiamenti nella dieta e in altre condizioni di stile di vita dopo l’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento di animali 10 000 anni fa sono stati troppo veloci su una scala temporale evolutiva per un adeguamento del genoma umano.

Solo gli alimenti che erano disponibili per i cacciatori-raccoglitori sono inclusi nella dieta.

Questi includono carne, noci, uova, oli sani, e frutta e verdura fresca. Cereali, legumi, latticini e altri prodotti trasformati/raffinati sono esclusi.

La dieta Paleo presenta caratteristiche come un apporto più basso di acidi grassi e meno sodio insieme a un alto contenuto di acidi grassi insaturi, antiossidanti, fibre, vitamine e fitochimici che operano sinergicamente per promuovere la salute.

La dieta è ricca di proteine (20-35% di energia) e moderata nei grassi e carboidrati (22-40% di energia, in particolare limitando un alto indice glicemico).

Infine, la dieta Paleo produce un carico alcalino netto più sano rispetto al carico di acido netto stimato per la dieta tipica occidentale.

Molto è stato studiato circa gli esiti metabolici benefici della dieta paleolitica. Le prove hanno dimostrato diversi aspetti positivi come il miglioramento della sindrome metabolica, l’aumento della sensibilità all’insulina, la riduzione dei fattori di rischio cardiovascolare, l’aumento della sazietà e la modulazione benefica del microbiota intestinale.

Le prove scientifiche indicano una riduzione costante del peso corporeo e della massa grassa corporea, mentre scarsa appetibilità e costi elevati sono problemi comuni segnalati da coloro che seguono la dieta Paleo.

In sintesi, anche se l’evidenza suggerisce benefici per la salute generale e una perdita di peso, sono necessari altri studi per sostenere le affermazioni popolari della dieta Paleo. Come limitazione importante, la dieta Paleo presenta un potenziale rischio di carenza che include vitamina D, calcio e iodio.

Dieta senza glutine per la perdita di peso

Il glutine è un complesso proteico che si trova nei cereali come grano, segale, orzo e avena.

Gli studi hanno dimostrato che la frazione principale del glutine, vale a dire la gliadina, non può essere completamente digerita dal tratto gastrointestinale (GI), innescando una risposta infiammatoria intestinale in individui suscettibili.

La celiachia, l’allergia al frumento e la sensibilità al glutine non celiaca rappresentano le principali reazioni glutine mediate dal sistema immunitario.

Il trattamento per questi disturbi si basa sulla completa esclusione alimentare di tutti gli alimenti contenenti glutine, che è ben consolidata dalla letteratura scientifica.

Tuttavia, il mercato dei prodotti senza glutine è in crescita da oltre 15 anni, principalmente a causa di individui che aderiscono alla GFD ( gluten free diet ) per ridurre il peso corporeo o migliorare la qualità della dieta.

Non ci sono in verità relazioni comprovate scientificamente tra perdita di peso e adozione di un regime alimentare gluten free. E’ noto invece che l’assunzione di glutine può aumentare lo stato infiammatorio, causare disbiosi e interferire nell’assorbimento intestinale.

Dieta mediterranea per la perdita di peso

La dieta mediterranea è una dieta equilibrata caratterizzata da un elevato consumo di verdure, frutta, legumi, cereali integrali, pesce e frutti di mare, olio d’oliva e noci. Carne rossa, latticini e alcol sono raccomandati con moderazione.

La dieta mediterranea è ricca di alimenti vegetali, con alti livelli di antiossidanti e fibre alimentari e basso carico glicemico rispetto ad altre diete. Ha anche un rapporto adeguato tra acidi grassi monoinsaturi e saturi.

Grazie all’alta qualità nutrizionale della sua composizione alimentare, la dieta mediterranea è stata considerata un modello alimentare sano per molte condizioni.

Gli studi hanno dimostrato che la dieta mediterranea migliora i risultati del controllo glicemico nei pazienti con diabete di tipo 2 Quindi è una delle diete raccomandate dall’American Diabetes Association.

La dieta mediterranea è stata associata a una riduzione dei marcatori infiammatori e a un’importante riduzione dei fattori di rischio cardiovascolare, della mortalità e anche alla prevenzione dei tumori.

Diete basate sulla manipolazione dei tempi (digiuno)

Per raggiungere il bilancio energetico negativo necessario per la perdita di peso, la maggior parte dei programmi dietetici utilizza una restrizione calorica continua (giornaliera) dal 20% al 40%.

Tuttavia, più recentemente la manipolazione dei tempi, vale a dire la restrizione calorica intermittente o il digiuno intermittente (IF), ha ricevuto un notevole interesse come strategia alternativa. La dieta consiste nell’astenersi dal cibo e bevande caloriche per un certo periodo di tempo alternato a alimentazione normale.

La dieta a digiuno intermittente consente l’assunzione di piccole quantità di cibo per evitare la fame persistente. L’IF è spesso combinato con l’esercizio fisico regolare. I tipi più comuni di IF includono: il digiuno periodico o la dieta 5:2, il digiuno in giorni alternati, l’alimentazione limitata nel tempo e il digiuno religioso.

Le principali risposte fisiologiche al digiuno includono una maggiore sensibilità all’insulina e livelli ridotti di pressione sanguigna, del grasso corporeo, glucosio, lipidi aterogenici e infiammazione. Negli animali, il digiuno ha migliorato gli esiti funzionali di malattie tra cui il cancro, il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari.

Nell’uomo, 12-24 h di digiuno portano a una diminuzione significativa del glucosio e l’esaurimento del glicogeno epatico. In queste circostanze, il corpo passa a una modalità metabolica chetogenica utilizzando glucosio non epatico, corpi chetonici derivati dai grassi, e acidi grassi liberi come fonti di energia.

Il digiuno è adottato anche in diverse tradizioni religiose e spirituali. Per esempio il Ramadan è un mese durante il quale i musulmani adulti sani digiunano per una media di 12 -16 h/d.

Gli effetti avversi del digiuno, che sono simili a quelli della dieta chetogenica, sono spesso moderati e includono l’alitosi, la fatica, la debolezza e il mal di testa. È importante sottolineare che il digiuno potrebbe essere dannoso per specifiche categorie come i bambini, gli anziani e gli individui sottopeso.

Approcci dietetici alternativi

Ci sono diversi approcci dietetici alternativi con promettenti esiti favorevoli in pazienti con sovrappeso e obesità.

Per esempio, la sostituzione di due o tre pasti al giorno con “sostitutivi del pasto” che contengono tutti i nutrienti raccomandati è stato descritto come un approccio che promuove una significativa perdita di peso. Gli studi hanno anche riportato riduzioni nei fattori di rischio cardiovascolare e un miglioramento dei parametri metabolici. Tuttavia, l’uso di prodotti sostitutivi dei pasti non è sostenibile a lungo termine a causa di gravi restrizioni energetiche.

Aderenza

Molti fattori influenzano l’adesione a un programma dietetico, tra cui le preferenze alimentari, le tradizioni culturali o regionali, la disponibilità di cibo, le intolleranze alimentari e la motivazione. Inoltre, la dieta non può essere affrontata solo come un processo biochimico, poiché è fortemente influenzata dal comportamento umano e dai fattori ambientali.

Un più alto livello di aderenza, indipendentemente dal tipo di dieta, è un fattore determinante per la buona riuscita del programma alimentare scelto.

La creazione di nuove diete continuerà a seguire le tendenze popolari.

La convinzione che queste diete promuovano la perdita di peso è dovuta più a impressioni personali, articoli pubblicati su riviste e su internet piuttosto che da una ricerca rigorosamente scientifica.

La nostra conoscenza limitata ci permette di concludere che non esiste una dieta ottimale per perdere peso che sia efficace per tutti gli individui.

Le diete basate sulla composizione HP-LC ( high protein-low carbo ) o sul digiuno potrebbero essere considerate valide nel trattamento a breve termine. A lungo termine, dovrebbero però essere incoraggiate le diete, come quella mediterranea, che prescrivono alimenti di alta qualità.

Alcuni punti fondamentali:

  • Diverse diete popolari per la perdita di peso non sono supportate da prove scientifiche.
  • A oggi, non esiste una dieta di perdita di peso ottimale per tutti gli individui.
  • La qualità del cibo è importante in una dieta che mira a promuovere la salute oltre che il dimagrimento.
  • Per perdere peso, è fondamentale adottare una dieta che crea un bilancio energetico negativo.
  • L’aderenza è un importante fattore di successo.

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BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA
“Scientific evidence of diets for weight loss: Different macronutrient composition, intermittent fasting, and popular diets”
Rachel Freire Ph.D.

 

Pericolosità dell'utilizzo della cocaina e sue conseguenze

Cocaina, miti e pericoli della famosa polvere bianca

Pericolosità dell'utilizzo della cocaina e sue conseguenze

La cocaina è in Italia la seconda sostanza tossica più diffusa dopo la cannabis, secondo uno studio Ipsad il 1,3% degli italiani è dipendente o consumatore di cocaina, con un preoccupante aumento degli under 35 e delle classi sociali una volta meno toccate dal fenomeno.

Negli anni ’80 infatti la cocaina era considerata la droga degli yuppies mentre oggi ha una diffusione più trasversale che interessa dal professionista al lavoratore dipendente.

La tendenza dell’Italia, se si guarda alla media europea, è preoccupante: dal 2001 al 2005 i consumatori di polvere bianca sono cresciuti dell’1,5% e solo dal 2005 al 2008 siamo riusciti a invertire la rotta con un decremento dello 0,3%.

Tra le sostanze illecite la cocaina rimane quella maggiormente consumata in Europa con 2milioni e 400mila i giovani adulti di età compresa tra i 15 e i 34 anni (l’1,9 % di questa fascia d’età) ad averla inalata nel corso del 2016. La maggior parte dei consumatori ne fa uso in contesti ricreativi, con picchi di consumo nei fine settimana e nei periodi di vacanza. Per quanto riguarda i consumatori abituali si possono distinguere quelli socialmente più integrati, che sniffano spesso cocaina in polvere, e i consumatori emarginati, che assumono la cocaina per via parenterale o fumano il crack, talvolta insieme a oppiacei.

La cocaina è una droga stimolante prodotta dalle foglie della pianta di coca ( Erythroxylum coca) originaria del Sud America.

Prima di essere commercializzata viene tagliata (ovvero mischiata) con sostanze alcune neutre (come zuccheri e amidi) altre che cercano di potenziarne gli effetti (caffeina o altre sostanze più tossiche).

Il taglio serve in genere per aumentare la massa di sostanza vendibile e quindi i guadagni dello spacciatore. A volte le sostanze aggiunte sono talmente di bassa qualità da essere più pericolose della cocaina stessa.

La purezza della cocaina determina il costo della dose, in Italia un consumatore abituale di cocaina spende circa 70 euro per una dose di 1 grammo. Il costo è influenzato dalla purezza e dalla nazione in cui si compra, in genere i prezzi si sono abbassati negli ultimi anni e questo ha portato ad un aumento di consumo di cocaina in molti paesi.

Gli utilizzatori di cocaina sniffano la polvere attraverso il naso o se la strofinano nelle gengive. Altri sciolgono la polvere e la iniettano nel flusso sanguigno. Alcune persone iniettano una combinazione di cocaina ed eroina, chiamata Speedball. Un altro metodo di utilizzo popolare è il fumo di cocaina elaborata per produrre un cristallo di rocca (chiamato anche “cocaina a base libera”). Il cristallo viene riscaldato per produrre vapori che vengono inalati nei polmoni.

Questa forma di cocaina si chiama Crack, che si riferisce al suono scoppiettante della roccia mentre viene riscaldata. Altri fumano Crack spruzzandolo su marijuana o tabacco come una sigaretta.

Molti sono i danni fisici che si riscontrano nelle persone dipendenti da cocaina. Si tratta di problemi che in generale sono legati all’indebolimento del fisico e che interessano l’apparato nervoso, quello scheletrico e muscolare, le ossa e i tessuti e soprattutto il cervello e il sistema neurologico.

La cocaina è purtroppo una droga subdola e ‘pulita’, che non si manifesta con sintomi fisici evidenti fino a che la dipendenza e l’abuso sono molto gravi e protratti nel corso del tempo.

È importante notare che la droga attua dei danni talvolta irreparabili al naso e ai denti, organi che per primi sono colpiti dalla sostanza al momento dell’assunzione.

La cocaina consumata mediante lo sfregamento nelle gengive induce alla formazione di una serie di patologie a danno delle mucose del naso e dei denti che prima di altre si manifestano come evidenti.
Carie e parodontiti sono le prime manifestazioni dell’abuso che interessano le persone dipendenti da cocaina.

Questi problemi sono legati ad un costante indebolimento della dentatura e delle gengive, a causa della mancanza di sali minerali, ma come avviene nel caso di abusi da sostanze stupefacenti, le persone sono spesso indotte a vivere delle situazioni di stress che le inducono a ridurre se non a sospendere la corretta igiene orale.

Chi consuma abitualmente cocaina è inoltre indotto a ricercare cibi zuccherini a causa delle fasi di ipoglicemia, con conseguente accumulo di placca e creazione di un ambiente acido nel cavo orale.

Questa abitudine alimentare, legata alla scarsa igiene orale e all’indebolimento del cavo orale inducono alla comparsa di carie e di parodontiti anche gravi.

A questo aspetto si associa la sovra-attivazione dei muscoli facciali che si propone come la causa della comparsa di problemi quali il bruxismo e la xerostomia. Queste patologie inducono al sovraccarico meccanico dei denti che può avere delle conseguenze anche nella postura e nel sistema osseo scheletrico, ma anche portare all’usura precoce dei denti.

La riduzione della salivazione tipica dell’abuso di sostanze induce alla scomparsa dell’effetto antibatterico e protettivo della saliva, che perde i suoi enzimi e quindi aumenta i rischi di infezione al cavo orale.

Il soggetto dipendente da cocaina è però continuamente anestetizzato, quindi non si accorge del dolore o se lo fa è troppo tardi per salvare una situazione che può rilevarsi già gravemente compromessa.

I danni della cocaina sul setto nasale sono causati dalla droga che entra a contatto attraverso l’inalazione o la ‘sniffata’ e che va ad intaccare l’integrità e la salute delle mucose nasali. Fin dalle prime assunzioni, chi consuma cocaina nota la formazione di crosticine giallognole e secche che tendono ad infettarsi e quindi ulcerarsi.

Con il passare del tempo e con l’abuso della sostanza, la rigenerazione cellulare viene meno e nei casi più gravi si creano dei veri e propri buchi che sono il preludio al collasso del setto nasale.

Si tratta indubbiamente di una situazione drammatica, perché il crollo del setto nasale induce all’afflosciamento della pelle del naso e il degenero coinvolge molto spesso anche le strutture limitrofe alla bocca e le ossa del cranio, con gravissimi rischi per la salute dei soggetti dipendenti da cocaina.



I soggetti dipendenti da cocaina hanno sintomi di natura mentale e psicologica, come depressione, incubi, aumento dell’appetito, pensieri risolti al suicidio, agitazione.

Quando il soggetto smette di assumere cocaina avverte la realtà circostante come ostile, buia e senza via d’uscita.

Quello che preme a un tossicodipendente da cocaina è trovare il modo per ottenere una nuova dose: per questo, il soggetto mostra ansia, irritabilità e insoddisfazione. La felicità e la soddisfazione, infatti, dipendono solamente dalla cocaina. A causa di questi forti disturbi psicologici, le persone che hanno usato la cocaina sono spesso inclini al suicidio perché non vedono una soluzione, tranne che nella droga.

La cocaina è un potente psicoattivo che agisce a vari livelli sia fisici che neurologici in chi la assume.

La portata dei sintomi è data dalla quantità di sostanza assunta e dalla tolleranza raggiunta dal tossicodipendente, in genere si hanno a livello comportamentale un innalzamento del tono dell’umore, euforia, insonnia, aumento delle potenzialità fisiche e mentali (resistenza alla fatica), migliore attenzione, lucidità mentale, percezione sensoriale.

In caso di sovradosaggio si hanno sintomi di confusione, ansia, irritabilità, panico, aggressività.
A livello fisico i sintomi comuni nell’uso di cocaina includono: tachicardia, sudorazione, dilatazione della pupilla (midriasi), aumento della pressione e della temperatura corporea, riduzione dell’appetito.
In casi di overdose da cocaina i sintomi peggiorano in convulsioni, aritmie, coma fino a morte per arresto cardiaco.

La principale azione della cocaina a livello chimico è di bloccare il recupero di dopamina nel terminale presinaptico impedendo il riassorbimento di dopamina da parte del neurone stesso. Il risultato è un aumento del livello di dopamina e anche di norepinefrina e serotonina.

Il lungo consumo di cocaina porta ad una tolleranza sempre maggiore per gli effetti euforici e a sintomi assimilabili a stati schizofrenici con estrema eccitabilità, insonnia, paranoia e perdita di interesse sessuale fino a casi estremi di allucinazioni e depressione. Altri sintomi sono una generale riduzione dell’attività dovuta probabilmente alla privazione del sonno e all’alimentazione non corretta che la dipendenza da cocaina comporta.

Altri sintomi fisici evidenti in un cocainomane possono essere la perdita di peso e a seconda che la sostanza sia inspirata: riniti, eczemi alle narici o perforazione del setto nasale o, in caso di iniezione della sostanza: infezioni e trasmissione di patologie, come epatite o AIDS.

Il sintomo più visibile è però il craving (ovvero la ricerca ossessiva per la sostanza) che caratterizza il cocainomane e che chi non ha la dipendenza può solo vagamente capire.

Scientificamente, il craving indica il bisogno impellente e soprattutto irrefrenabile di reperire e di consumare le sostanze stupefacenti. Il desiderio ha ovviamente una duplice natura, fisica e psicologica, e le terapie contro la dipendenza da cocaina si focalizzano soprattutto su questo ultimo aspetto per contrastarla in modo efficace.

Tra i principali disturbi fisici causati dalla cocaina che si possono riscontrare nel corpo maschile, ci sono sicuramente la disfunzione erettile e il disturbo del sonno.

Questi due problemi emergono nei soggetti che fanno uso di cocaina in maniera sistematica, per lunghi periodi e in dosi consistenti.

Al contrario di quanto si possa credere, la cocaina ha degli effetti negativi sul comportamento sessuale: se da un lato aumenta i livelli di eccitazione, libido e potenza sessuale, dall’altro provoca anche effetti opposti, sino ad arrivare a problemi di erezione. Tutto questo, certamente, dipende anche dalle dosi che si assumono.

Nello specifico, 25-150 mg di cocaina producono stati euforici, un incremento della forza fisica e mentale, un aumento del piacere sessuale, nonché un’amplificazione delle percezioni sensoriali. A questa sensazione di rigore fisico e sessuale, può seguire un’indifferenza sessuale che spegne tutti gli istinti sopra citati. L’azione afrodisiaca legata alla cocaina è sfruttata soprattutto dalle donne che lavorano in night club o che praticano prostituzione o dai clienti che intendono migliorare le proprie performance sessuali.

Oltre ad intaccare la sfera sessuale, la cocaina provoca anche disturbi del sonno.

Il soggetto inizia a riscontrare difficoltà oggettive nel coricarsi e di trovare la strada del sonno. Il cattivo sonno deriva dalla condizione psichica in cui la persona dipendente da cocaina si ritrova a vivere: il soggetto, infatti, comincia a soffrire di ansia, malumore, aggressività, depressione, memoria carente e difficoltà di concentrazione.

Uno stato confuso nel quale il paziente non può trovare certamente il modo di rilassarsi e conciliare il sonno. Un soggetto che non trova pace durante le ore notturne – o quando sente l’esigenza di coricarsi per dormire – acuisce tutti gli atteggiamenti negativi che derivano dall’assunzione di cocaina. Possono alternarsi, infatti, momenti di elevata euforia che sprofondano in baratri di acuta depressione, per poi sfociare in atteggiamenti incontrollabili e aggressivi sempre più intensi.

Iniziano a palesarsi progressivamente e nel tempo un insieme di disturbi di diversa importanza e intensità: la cocaina, infatti, decompone le mucose nasali, irrita i bronchi, provoca disfunzioni al fegato, indebolisce il sistema immunitario, provoca disturbi visivi, ictus, convulsioni, collassi, disturbi percettivi e di concentrazione, stati paranoici, apatia sessuale, malattie mentali, tremori, allucinazioni, tachicardia, tremori, disturbi respiratori e, nei casi estremi, anche alla morte, anche se si tratta della prima assunzione.

Altri effetti possono essere suddivisi in a breve termine e a lungo termine.

Per quanto riguarda gli effetti a breve termine la cocaina causa:

A livello psichico

• Euforia
• Percezione di maggior energia disponibile
• Aumentata vigilanza mentale, visiva, auditiva e sensoriale
• Riduzione del sonno e della fame

Mentre a livello fisico

• Aumento della temperatura corporea
• Aumento della pressione
• Vasocostrizione
• Tachicardia
• Dilatazione delle pupille e sudorazione

Questi effetti iniziano subito dopo l’assunzione e durano dai pochi minuti fino a circa un’ora.

Per quanto riguarda gli effetti a lunga scadenza dell’uso di cocaina:

• Dipendenza molto forte alla sostanza
• Tolleranza (bisogno di aumentare le dosi)
• Danni permanenti a vasi sanguigni, cuore e cervello
• Danni a fegato, reni e polmoni
• Danni al setto nasale se inalata
• Malattie infettive e ascessi se iniettata
• Malnutrizione
• Gravi danni ai denti
• Allucinazioni uditive e tattili
• Problemi sessuali e infertilità
• Disorientamento, apatia, stanchezza, confusione
• Irritabilità e disturbi dell’umore
• Aumento della frequenza di comportamenti a rischio
• Psicosi
• Depressione grave

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SITOGRAFIA/BIBLIOGRAFIA:

https://www.drugabuse.gov/publications/drugfacts/cocaine
NIDA. (2018, July 13). Cocaine. Retrieved from https://www.drugabuse.gov/publications/drugfacts/cocaine on 2019, August 25
Coca: The History and Medical Significance of an Ancient Andean TraditionAmySueBiondichandJeremyDavidJoslin
http://www.cocainadipendenza.com/
Foto: By H. Zell – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9880267