Dry Eye Syndrome (DE): non è solo colpa della ghiandola di Meibomio

Condividi

L’occhio secco (DE) è una malattia molto diffusa; un paziente su quattro ne riporta i sintomi al proprio oculista. I sintomi, tra cui visione offuscata e dolore oculare, hanno un impatto negativo sulla qualità della vita dei pazienti e influenzano la loro capacità di svolgere attività della vita quotidiana.

I segni di DE sono vari e comprendono diminuzione della produzione lacrimale, aumento dell’evaporazione lacrimale, elevata osmolarità lacrimale e / o rottura della superficie oculare. Questa situazione è ulteriormente complicata dal fatto che spesso i sintomi sono sottovalutati. Molti fattori interni ed esterni sono stati implicati nell’insorgenza e persistenza di DE, tra cui dieta, farmaci, livelli ormonali, stile di vita ed esposizioni ambientali, in particolare le condizioni meteorologiche. Mentre la maggior parte di queste variabili sono relativamente costanti durante l’anno, le condizioni meteorologiche variano a seconda della stagione.
In particolare, un’analisi su scala nazionale ha rilevato che la diagnosi di DE aveva un andamento stagionale, con la prevalenza massima in inverno e in primavera.

L’andamento stagionale della DE

E’ stato dimostrato che il cambiamento delle condizioni meteorologiche attraverso le stagioni può influenzare sia direttamente che indirettamente il film lacrimale e la superficie oculare. Ad esempio, alta temperatura e bassa umidità aumentano lo stress intracellulare e quindi possono avere un impatto sulle cellule epiteliali corneali. Queste condizioni aumentano anche il tasso di evaporazione del film lacrimale e la perdita acquosa, che in ultima analisi ha un impatto negativo sulla superficie oculare.

Le mutevoli condizioni meteorologiche possono modificare anche indirettamente l’esposizione dell’occhio agli inquinanti atmosferici e agli allergeni. Ad esempio, il calore, l’umidità, il vento e la pressione atmosferica alterano la concentrazione, il tipo e la composizione degli inquinanti fisici e chimici atmosferici. L ‘alta velocità del vento facilita la dispersione delle particelle volatili e riduce la loro concentrazione mentre la temperatura elevata e la radiazione solare migliorano le reazioni fotochimiche, con conseguente alta concentrazione di ozono superficiale. Inoltre, elevate precipitazioni e temperatura facilitano la produzione di bio-aerosol compresi pollini e spore di muffe che sono stati collegati all’infiammazione della superficie oculare.

L’analisi delle query di Google, eseguite in più continenti, ha rilevato che le ricerche per “occhio secco” erano significativamente più frequenti durante l’estate, mentre le ricerche di “prurito agli occhi” e “congiuntivite” variavano di stagione. Anche la composizione del film lacrimale cambiava con la stagione: si è evidenziata un’aumentata espressione di esanoil-lisina, un biomarcatore di perossidazione lipidica che indica il danno ossidativo della superficie oculare, in primavera.

Le variazioni stagionali della temperatura, dell’umidità, della pressione e della corrente d’aria possono aggravare direttamente la DE impedendo il funzionamento della ghiandola lacrimale e della ghiandola di Meibomio.

La ghiandola di Meibomio

La disfunzione della ghiandola di Meibomio (DGM) è un’infiammazione cronica e diffusa delle ghiandole di Meibomio, comunemente caratterizzata da ostruzione dei dotti terminali e/o alterazioni qualitative/quantitative della secrezione ghiandolare. Questo può portare all’alterazione del film lacrimale, sintomi d’irritazione oculare, infiammazione e patologie della superficie oculare. Quindi la disfunzione della ghiandola di Meibomio può provocare alterazioni del film lacrimale, sintomi d’irritazione oculare, infiammazione della superficie oculare e occhio secco. Il processo ostruttivo è influenzato da fattori endogeni quali l’étà, il sesso e i disturbi ormonali, oltre a fattori esogeni quali gli agenti sistemici (per es. i retinoidi) e probabilmente l’uso di lenti a contatto. Associazioni secondarie rilevanti sono le patologie cutanee (per es. l’acne rosacea, la dermatite atopica e seborroica) e la congiuntivite cicatriziale (per es. l’eritema multiforme, il tracoma). L’ostruzione può portare a dilatazione cistica intra-ghiandolare, atrofia del tessuto ghiandolare, atrofia della ghiandola e bassa secrezione, effetti che generalmente non coinvolgono cellule infiammatorie.
Il risultato finale della disfunzione della ghiandola di Meibomio è una ridotta disponibilità di componente lipidica sul margine palpebrale e sul film lacrimale, maggiore evaporazione, iper-osmolarità del film lacrimale, occhio secco da iper-evaporazione e infiammazione della superficie oculare con conseguente danno.

Le cause atmosferiche della DE

Tra le cause atmosferiche di DE c’è l’aumento del vento che incrementa l’evaporazione e l’irritazione degli occhi, mentre l’innalzamento della temperatura ha dimostrato di alterare la stabilità del film lacrimale influenzando la secrezione lipidica e la funzionalità dello strato lipidico. Una diminuzione di DE si è verificata in inverno e in estate, quando il cambiamento climatico rispetto alla stagione precedente è stato meno brusco, consentendo più tempo per l’unità funzionale lacrimale per acclimatarsi.
Le condizioni meteorologiche durante la primavera favoriscono indirettamente la produzione di bio-aerosol come il polline. Inoltre, il picco di velocità del vento in primavera facilita la dispersione del polline. È stato dimostrato che i soggetti con congiuntivite allergica stagionale presentano sintomi DE più elevati.
L’esposizione al polline può anche influenzare la superficie oculare, causandone diminuita vitalità delle cellule congiuntivali. Inoltre le concentrazioni di ozono hanno generalmente il picco in estate e sono state associate ai sintomi di DE.

Identificare i meccanismi stagionali consente manipolazioni ambientali mirate che sono più convenienti e generano meno effetti collaterali rispetto alle attuali terapie di DE (applicazione locale di colliri lubrificanti, lacrime artificiali, antibiotici, antiinfiammatori…) Ad esempio, gli occhiali da sole avvolgenti possono limitare l’esposizione agli allergeni o alle sostanze inquinanti, in particolare in primavera. L’uso di filtri o umidificatori di alta qualità potrebbe migliorare le manifestazioni di DE in ambienti interni, in particolare durante i mesi invernali. La spiegazione degli effetti diretti e indiretti della stagionalità su DE è particolarmente rilevante perché è probabile che assisteremo in futuro a temperature medie annuali e condizioni ambientali sempre più estreme a causa dei cambiamenti climatici che potrebbero intensificare la gravità di DE nei pazienti di tutto il mondo.

Trattamenti di prima linea per la sindrome dell’occhio secco (DE)

• Uso di lubrificanti oculari – goccia, gel o unguenti a seconda della gravità dei sintomi, preferibilmente senza conservanti.

• Uso di salviettine per trattare la blefarite – gestione della rosacea ed eradicazione dell’infezione mediante unguento con cloramfenicolo da applicare sul margine palpebrale.

• Applicazione di impacchi caldi per gli occhi

• Modificare l’ambiente per ridurre l’evaporazione delle lacrime – aumentare l’umidità dell’aria, ridurre l’uso del computer, aumentare la frequenza delle pause per far riposare gli occhi

• Rivedere i farmaci che possono esacerbare i sintomi oculari, ad es. antistaminici, beta bloccanti, antidepressivi triciclici, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, isotretinoina, colliri con conservanti.

Disclaimer: in quest’articolo sono presenti banner di affiliazione a scopo commerciale.



BIBLIOGRAFIA
“Impact of seasonal variation in meteorological conditions on dry eye severity”
Harrison Dermer Anat Galor Abigail S Hackam Mehdi Mirsaeidi Naresh Kumar
“La disfunzione della ghiandola di Meibomio. Cos’è, quali sono le cause e come può essere curata?”
Kelly K. Nichols, Gary N. Foulks, Anthony J. Bron e David A. Sullivan, a nome dei partecipanti al Gruppo di Lavoro internazionale sulla Disfunzione della Ghiandola di Meibomio
“Dry eye disease: when to treat and when to refer”
Quan Findlay PhD candidate, University of Melbourne Kate Reid Senior staff specialist, Department of Ophthalmology, Canberra Hospital Clinical senior lecturer, Australian National University, Canberra

 

Posted in Uncategorized.