Emarginazione e stigma del bambino obeso

Condividi

Lo stigma del peso si riferisce alla svalutazione sociale di una persona, nella vita privata e/o nel lavoro a causa di una situazione di obesità.

La stigmatizzazione delle persone con obesità è molto diffusa. Lo stigma riguardo il peso così come verso un aspetto fisico non perfetto, sono spesso propagati e tollerati nella società con la convinzione che l’emarginazione e la vergogna possano motivare le persone a migliorare. Tuttavia, piuttosto che motivare il cambiamento positivo, questo stigma contribuisce ad altri comportamenti negativi; mangiare ulteriormente, isolamento sociale, mancanza di attività fisica, che peggiorano l’obesità e generano altre barriere al cambiamento. Inoltre, lo stigma può portare a risvolti drammatici, oltre che alterare la qualità della vita, soprattutto nei più giovani.

Anche se numerosi sforzi sono in corso per aiutare i bambini e gli adulti a raggiungere e mantenere un peso sano, molti di questi sforzi non affrontano le conseguenze sociali dell’obesità, in particolare la stigmatizzazione del peso e la discriminazione.

Lo stigma del peso tra i giovani è più spesso sperimentato come vittimizzazione, presa in giro e il bullismo. Nell’ambiente scolastico, il bullismo basato sul peso è tra le forme più frequenti di molestie tra pari segnalate dagli studenti. Già in età prescolare, i bambini piccoli attribuiscono caratteristiche dispregiative e creano stereotipi negativi verso le forme abbondanti del corpo. Dalla scuola elementare in poi, gli stereotipi peso-basati negativi sono molto comuni.

Sfortunatamente, la vittimizzazione basata sul peso dei più giovani coinvolge anche gli adulti. Gli stessi educatori possono essere fonti di stigma del peso. Alcuni insegnanti hanno aspettative più basse verso allievi con obesità rispetto gli allievi normopesi, riguardo abilità fisiche e anche intellettive.

Oltre alla scuola e alla vita privata, i giovani sono ulteriormente vulnerabili allo stigma del peso attraverso i media. Dall’analisi dei contenuti di spettacoli televisivi popolari per bambini, come cartoni animati e film, sembra che questi tendano a rafforzare lo stigma del peso attraverso rappresentazioni stereotipate dei personaggi. I protagonisti fisicamente atletici sono spesso raffigurati come popolari e attraenti, ma i personaggi con dimensioni corporee più grandi sono rappresentati come aggressivi o impopolari o ridicoli.

Anche i professionisti della sanità contribuirebbero ad aumentare lo stigma del peso nei confronti dei pazienti affetti da obesità. Da alcune indagini è emerso che anche il personale medico associa l’obesità con “non conformità”, diminuzione dell’aderenza terapeutica, ostilità, disonestà e la scarsa igiene. Spesso vedono i pazienti affetti da obesità come pigri, privi di autocontrollo e meno intelligenti. Questo pregiudizio incide negativamente sulla qualità dell’assistenza e può portare i pazienti affetti da obesità a rivolgersi sempre meno alle strutture sanitarie per ricevere aiuto e le cure adeguate.

Lo stigma del peso così come esperienze di prese in giro e bullismo basati sul peso predispongono a numerose conseguenze per la salute psicologica e fisica di bambini e adolescenti. Le prove hanno documentato un’aumentata vulnerabilità alla depressione, all’ansia, all’uso di sostanze, bassa autostima e distorta visione del proprio corpo, fino ad arrivare a conseguenze gravi come comportamenti di autolesionismo e al suicidio.

Le prese in giro e il bullismo basati sul peso contribuiscono anche all’isolamento sociale e ai risultati scolastici negativi per i ragazzi. Inoltre esperienze di presa in giro e bullismo basati sul peso hanno implicazioni negative per la motivazione all’esercizio e all’attività fisica. Gli studenti delle scuole medie che riferiscono di essere presi in giro per il loro peso hanno meno fiducia in se stessi e livelli inferiori di idoneità fisica rispetto ai coetanei che non lo sono. Inoltre, gli adolescenti che riportano più disagio emotivo in risposta a esperienze di presa in giro basata sul peso, sono più propensi a reagire evitando le attività scolastiche, comprese le attività fisiche e le lezioni di educazione fisica. Fino ad arrivare all’abbandono scolastico.

L’obesità è una malattia difficile da trattare. Molti fattori sono in gioco e molti di questi sono difficili da affrontare in modo efficace e con poche sedute.  L’approccio con cui i professionisti sanitari affrontano i casi di pazienti con obesità possono influenzare le successive interazioni con la persona e involontariamente comunicare stigma, colpa o giudizio nel tentativo invece di aumentare la motivazione del paziente per il cambiamento. Sfortunatamente, le prove mostrano che questi approcci rischiano di compromettere piuttosto che migliorare lo stato di salute e i risultati di peso. Inoltre, il disagio emotivo sperimentato da pazienti che si sentono stigmatizzati può ridurre la probabilità di ritornare per future visite di assistenza sanitaria.

Un buon obiettivo da raggiungere potrebbe essere un’informazione calibrata e mirata verso il target di bambini e ragazzi, che utilizzi forme di comunicazione semplici, attuali e convincenti ma che non esasperi situazioni già di per sé delicate. Inoltre i media che hanno grande influenza sui più giovani dovrebbero evitare di presentare certi stereotipi che rendono gli utenti più sensibili schiavi di preconcetti e pregiudizi e che danno una visione distorta del concetto di salute e benessere.

Disclaimer: in quest’articolo sono presenti banner di affiliazione a scopo commerciale.


BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA

Stigma Experienced by Children and Adolescents With Obesity”

Stephen J. Pont, Rebecca Puhl, Stephen R. Cook, Wendelin Slusser, SECTION ON OBESITY, THE OBESITY SOCIETY

Posted in Uncategorized.