Isolamento, quarantena e distacco sociale: i risvolti psicologici in tempo di Covid-19

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Il nuovo coronavirus (2019-nCoV) emerso a Wuhan, in Cina, nel dicembre 2019, si è rapidamente diffuso nella provincia di Hubei, ha raggiunto poi tutte le province della Cina ed è approdato in 20 paesi.
Sono state evidenziate diverse analogie con l’epidemia di SARS coronavirus (SARSCoV), infatti anche il 2019-nCoV viene trasmesso principalmente da goccioline respiratorie e sembra che abbia incubazione e decorso simili.

I paesi colpiti da SARS-CoV sono stati in grado di interrompere completamente la trasmissione inter-umana, fermarne la diffusione e alla fine sradicare l’epidemia; tutto ciò in assenza di vaccini e antivirali specifici: questo notevole risultato è stato possibile solo grazie a una rigorosa attuazione delle misure tradizionali di salute pubblica.

Per prevenire la diffusione da persona a persona della malattia, oltre che promuovere l’utilizzo di dispositivi medici di protezione e igienizzare spesso le mani, si è deciso di separare drasticamente gli individui tramite “lockdown” e avvalendosi di metodi quali : Isolamento, Quarantena e Distacco sociale 

L’”Isolamento” è la separazione di persone contagiate da persone non infette per proteggere queste ultime, e di solito si verifica in ambienti ospedalieri o comunità numerose. L’isolamento dei pazienti è particolarmente efficace nell’interrompere la trasmissione se la rilevazione precoce avviene prima dello spargimento virale.

Dato che i pazienti influenzati possono trasmettere il virus prima che compaiano evidenti sintomi clinici, l’isolamento avviene spesso troppo tardi per essere sufficientemente efficace per arrestare la trasmissione e controllare una pandemia influenzale. Il tempo di incubazione del 2019-nCoV ha una media di 5 giorni, tuttavia, in questa fase, spesso non viene riconosciuto.

La “Quarantena” è uno degli strumenti più antichi ed efficaci per controllare i focolai di malattie trasmissibili. Questa pratica di salute pubblica è stata ampiamente utilizzata in Italia nel XIV secolo, quando le navi che arrivavano al porto di Venezia da porti infettati dalla peste dovevano ancorare e aspettare 40 giorni prima di sbarcare i passeggeri sopravvissuti.

Quaranta giorni forniscono un ampio lasso di tempo per completare il tempo di incubazione in modo che casi asintomatici diventino sintomatici e possano quindi essere identificati. La quarantena è stata attuata con successo come misura efficace durante l’epidemia SARS nel 2003.

Per quarantena si intende la limitazione del movimento delle persone che si presume siano state esposte a una malattia contagiosa, ma che non sono malate, perché non sono stati infettate o perché sono ancora nel periodo di incubazione.

La quarantena può essere applicata a livello individuale o di gruppo e di solito comporta restrizioni alla casa o ad un’altra struttura.

La quarantena può essere volontaria o obbligatoria.

Durante la quarantena, tutti gli individui devono essere monitorati per il verificarsi di eventuali sintomi.

Se si verificano tali sintomi, devono essere immediatamente isolati in un centro designato che abbia familiarità con il trattamento di gravi malattie respiratorie.

Il “Distacco sociale” ha lo scopo di ridurre le interazioni tra le persone di una comunità più ampia, in cui gli individui possono essere infettivi ma non sono ancora stati identificati, quindi non ancora isolati.
Poiché le malattie trasmesse dalle goccioline respiratorie richiedono una certa vicinanza di persone, la distanza sociale delle persone ridurrà la trasmissione. Il distacco sociale è particolarmente utile in contesti in cui si ritiene che si sia verificata la trasmissione nella comunità, ma in cui i collegamenti tra i casi non sono chiari e dove le restrizioni imposte solo alle persone note per essere state esposte sono considerati insufficienti. Gli esempi di distanze sociali includono la chiusura di scuole o uffici, la sospensione dei mercati pubblici e la cancellazione delle riunioni.

Queste restrizioni imposte a causa dell’epidemia di COVID-19, hanno causato però gravi disagi a livello globale, a individui, famiglie, comunità e interi paesi.

Per molte persone, la vita quotidiana è cambiata radicalmente e i modi di vita “normali” così come li conosciamo sono sospesi a tempo indeterminato.

La quarantena o l’isolamento imposti sono un’esperienza spiacevole che comporta la separazione da amici e familiari e un distacco dalle solite routine quotidiane.

Infatti in alcuni contesti, come case di correzione e istituti carcerari, l’isolamento è una forma di punizione o censura.

L’isolamento è noto per causare problemi psicosociali, specialmente per quegli individui riconosciuti come vulnerabili.

Mentre tutti gli umani sono a rischio di danno psicologico se tenuti in isolamento, i più vulnerabili in queste situazioni sono i bambini e gli adolescenti, gli anziani, gruppi di minoranze, persone appartenenti a gruppi socioeconomici inferiori, donne e persone con precarie condizioni di salute mentale preesistenti.

I cambiamenti nei soliti modi di vivere possono far sentire le persone ansiose e insicure.

La necessità di supporto sociale è maggiore in periodi di situazioni avverse ed eventi come l’attuale pandemia; di conseguenza, recidere il sostegno sociale come parte di una strategia di quarantena o di isolamento imposti può minacciare il senso di appartenenza di un individuo e può influire notevolmente sulla salute mentale.

Tali decisioni vengono prese perciò solo nelle situazioni più critiche.

L’isolamento sociale associato alla quarantena può essere il catalizzatore di molte problematiche di salute mentale anche nelle persone che prima stavano bene.

Queste possono includere disturbi acuti da stress, irritabilità, insonnia, disagio emotivo, disturbi dell’umore, inclusi sintomi depressivi, paura e panico, ansia e stress a causa di preoccupazioni finanziarie, frustrazione e noia, solitudine, mancanza di rifornimenti e scarsa comunicazione
Inoltre, più a lungo una persona è limitata dalla quarantena, peggiori sono gli esiti di salute mentale; in particolare, possono essere osservati sintomi di disturbo post-traumatico da stress (PTSD), comportamento di asocialità e rabbia.

Tempi più lunghi di quarantena sono particolarmente associati all’aumento dei sintomi del PTSD, il che può indicare che la quarantena stessa può essere percepita e vissuta come un evento traumatico.

Gli impatti negativi sulla salute mentale non si fermano semplicemente ma perdurano dopo il periodo di quarantena. A seguito dell’epidemia di SARS, sono continuati una serie di comportamenti di asocialità, come il ridotto contatto diretto con altre persone e quindi meno relazioni interpersonali, l’evitare luoghi chiusi e pubblici, non tornare al lavoro…

In questa situazione è probabile che anche il personale sanitario provi disagio emotivo associato a una serie di fattori; come la convivenza quotidiana con malattie e morte; la carenza di personale e risorse essenziali, compresi i dispositivi di protezione individuale; il dolore; il disagio morale associato al razionamento delle cure. Oltre a lavorare in situazioni non sicure, con risorse insufficienti e moralmente angoscianti, il personale sanitario deve affrontare sofferenza emotiva causata dall’incertezza clinica dovuta alla mancanza temporanea di linee guida, dall’ambiguità dell’andamento della pandemia e dalle preoccupazioni circa gli esiti a breve e lungo termine.

Le persone con gravi malattie mentali rischiano invece di essere colpite dall’isolamento sociale già pre-esistente e da altri problemi che aggravano la loro vulnerabilità come accade ai senza-tetto, già provati da uno stato di solitudine e da cattiva salute fisica.

Le persone in trattamento per una serie di condizioni come l’alcolismo e altre dipendenze possono essere soggette a battute d’arresto nella dissuefazione e ulteriori complicazioni derivanti dall’isolamento sociale forzato.

Quanto a coloro che sono malati o in quarantena, possono provare vergogna, colpa o stigma.

A livello di comunità, ci potrebbe essere sfiducia nei confronti di altri individui in termini di diffusione della malattia e verso il governo e i servizi sanitari in termini di capacità di contenere l’epidemia.

Con la chiusura dei servizi alla comunità e il crollo delle industrie che hanno un impatto negativo sull’economia, molte persone finiscono per perdere denaro e rischiano la disoccupazione, intensificando ulteriormente le emozioni negative vissute dagli individui.

L’attenzione più cruciale delle autorità della sanità pubblica e dei media durante le epidemie e le emergenze di solito ruota attorno alle ripercussioni biologiche e fisiche sulle persone, con un’attenzione molto ridotta sulle questioni di salute mentale. Invece è molto importante che l’argomento “salute mentale” venga considerato, che se ne parli apertamente e che siano attivati e pubblicizzati numeri verdi di supporto e assistenza psicologica di specialisti a disposizione dei cittadini.

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BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA

“Life in the pandemic: Social isolation and mental health”
Kim Usher AM RN PhD FACMHN, Editor-in-Chief, International Journal of Mental Health Nursing, School of Health, University of New England, Australia. Navjot Bhullar, PhD, MAPS, School of Psychology, University of New England, Australia. Debra Jackson AO RN PhD, Editor-in-Chief, Journal of Clinical Nursing &University of Technology Sydney, Australia

“Isolation, Quarantine, Social Distancing and Community Containment: Pivotal Role for Old-Style Public Health Measures in the Novel Coronavirus (2019-nCoV) Outbreak” Wilder-Smith, MD, D O Freedman, MD

“Mental Health Strategies to Combat the Psychological Impact of COVID-19 Beyond Paranoia and Panic”
Cyrus SH Ho, 1MBBS, MRCPsych, FAMS, Cornelia YI Chee, MBBS, MMED (Psychiatry), Roger CM Ho, FRCPsych, FRCPC, FAMS

 

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